“Questa domenica in settembre…”
“…non sarebbe pesata così” canterebbe il poeta. Ma siamo in ottobre, la fine di ottobre, e il peso aumenta con l’avanzare della brutta stagione.
C’è di buono che i colori sono più caldi e si gode di più del tepore che c’è nei locali, o il profumo della stufa economica di mia nonna che anche quest’anno ha ricominciato a mangiare legna secca con sempre maggiore voracità.
Ma oggi il morale è un po’ più alto, merito della festa di Halloween di ieri sera che mi ha consacrato fotografo ufficiale, ed è stato un piacere. Mi piacciono le feste in maschera -anche se ieri sera non ero mascherato- perchè le persone tendono a lasciarsi andare, hanno la “scusa” per liberare i propri demoni creativi, quindi sarà facile vedere Freddie Krueger che tenta di sgozzare la posseduta dell’esorcista, o la morte che con la sua falce detta gli appunti ad una improvvisata discepola, o una macellaia che non si è nemmeno tolta gli abiti da lavoro e gira con un arto di bambola nel taschino. E c’è anche chi, alla domanda “e tu da cosa ti sei travestito?” risponde “mah, veramente io mi vesto sempre così” ![]()
E poi oggi pomeriggio c’è stato il tempo di fare due passi a modena con due esimi fotografi, Niger e Frigno, in modo da poter apprezzare meglio le opere di Daido Moriyama da noi ribattezzato Laido perchè come leit-motive ogni tanto appariva un primissimo piano di un culo jeansato o di un nudo femminile. Il buon Daido nell’intervista dice che il suo approccio alla fotografia è quello di non ricercare a priori un soggetto, perchè camminando per strada se ne trovano anche troppi. Per lui la fotografia è la reazione istintiva ad uno stimolo immediato, quindi tornando a noi: il nudo? Risposta: Daido era un trombeur de femmes ![]()
Una cosa però mi è rimasta, e mi è piaciuta molto: il fotografo che coglie l’attimo non ha che quello, l’attimo è l’unica sua ricchezza. Abbiamo approcci molto differenti, lui è puramente istintivo e non cerca di interpretare la realtà ma la riporta così com’è, lasciando a chi osserva la foto il compito di interpretarla, mentre io cerco di indovinare l’attimo prima che accada, quindi in un certo senso do una mia interpretazione, applico un processo mentale e riporto la mia versione della realtà.
Uff, discorsi troppo complicati… per fortuna la Spira Mirabilis mi ha ridato un po’ di leggerezza! Sono arrivato in ritardo ma per fortuna le mie socie erano già sul posto, due video, qualche reticenza da parte della televisione francese che ha talmente paura di noi di FormiZine da chiederci di far vedere loro il video prima di pubblicarlo (siam’ putenti, possiamo fà, se ci gir’i ball, anche un goppe!), qualche foto, due chiacchiere all’imbrunire che stasera ci ha sorpreso un’ora prima e adesso mi faccio un po’ di casa, aspettando di andare a sgranocchiare due castagne in amicizia per ammazzare definitivamente questa domenica uggiosa.
Formì Zine
Sabato sera, ad una cena organizzata da Cose dell’Altro Mondo, la fortuna (o il caso) ha voluto che l’assessore alla cultura del Comune di Formigine si sedesse proprio di fronte a me, così mentre si parlava del più e del meno ho saputo che a Formigine esiste un web-magazine chiamato Formì Zine che si occupa di pubblicizzare e recensire eventi. Potevo non essere interessato? ![]()
La fanzine è gestita da quattro ragazzi, cercavano qualcuno che facesse delle riprese perchè stasera avrebbero dovuto fare un’intervista e mi sono proposto subito, specificando per bene che di riprese video non ne so una mazza. Stasera pioveva a dirotto e faceva anche un tot freddo, però la pioggia è anche tanto cinematografica e usando la 7D con su montato il fisheye credo ne sia uscito qualcosa di carino. Credo… vedremo. E vedrete! Ma non qui, nè ora.
La serata è stata molto carina ed è volata tra inseguimenti sulla statale Casinalbo-Formigine (scritta così fa un certo effetto eh?) e rilassati botta e risposta comodamente seduti al caldo, all’asciutto e con la pancia piena, Domattina l’appuntamento è alle 9:00 per qualche foto e mi sentirò più a mio agio su un terreno meno scivoloso rispetto a quello di stasera.
State con noi!
Uva morta
In certi giorni l’autunno emiliano picchia davvero duro e ieri è stata una di quelle domeniche decisamente poco stimolanti in cui le cose sembrano avvolte da una specie di bozzolo lattiginoso, terra e cielo si confondono molto prima di toccarsi all’orizzonte e gli occhi cercano di indovinare le forme degli oggetti più distanti.
Ovviamente in una giornata del genere nessuno aveva voglia di uscire, così mi sono trovato da solo a dover sfangare il pomeriggio. Ho guardato un film ma dopo due ore ero di nuovo al punto di partenza, così ho preso la macchina e sono partito senza meta con la scusa di qualche foto, anche se a dire la verità non ero molto convinto. Verso l’oasi di Colombarone mi sono trovato a fiancheggiare dei filari di vite che non erano stati vendemmiati, i tralci sembravano falangi di dita e le foglie giacevano tra i grappoli secchi, grappoli senza succo, già morti prima del tempo.
Sono sceso e ho cominciato ad aggirarmi tra le viti come se mi trovassi in un cimitero, in silenzio. Anche la natura tratteneva il respiro, non si udiva un rumore finchè non ho sentito ansimare a pochi metri da me. Trattengo il fiato. Mi giro e vedo un cerbiatto. Ci guardiamo negli occhi un istante e poi inizia a correre, e io dietro, con la reflex in mano e il misero 100mm come unica arma. Click! Click! Click! Click! per poi accorgermi che nella fretta avevo lasciato gli iso a 100 e non avevo fatto una foto nitida, tutte mosse! Mavvaaaaffanculo và.

Qui è visibile l’intero set.
E oggi che è lunedì non va meglio, anzi, si è messo pure a piovere ma almeno ho la consolazione che stasera fotograferò qualcosa di più sostanzioso di qualche cerbiatto a zonzo per la pianura ![]()
A presto!
La raccolta delle olive
Sono tornato indietro di cinquant’anni, per otto giorni ho fatto a meno di internet e l’ho sostituito con il sano lavoro manuale nei campi. Ho chiesto ospitalità ai monaci camaldolesi di Fano, presso l’Eremo di Montegiove, avevo bisogno di un periodo in cui… non lo so neanche io di cosa avevo bisogno, so solo che mi è servito ![]()
E’ il periodo della raccolta delle olive e siccome è una cosa che non ho mai fatto mi incuriosiva molto. E’ un “lavoro” che chiunque può fare perchè si tratta di stendere una rete a maglie fini sotto l’albero e poi basta pettinare i rami con un rastrellino. Facile facile. E’ un bel modo di passarsi il tempo perchè non tiene occupata la mente e permette di chiacchierare con i compagni di avventura mentre il sole ti picchia sulla schiena, anche se la maggior parte dei giorni il tempo è stato inclemente e ci siamo trovati a fare i conti con la rugiada che ci inzuppava le mani. Ma non è stato un buon motivo per abbatterci, il morale era alto e potevamo contare su Marino che ogni tanto ci portava tè caldo e cioccolata, così aveva la scusa per andarsene un po’ al calduccio ![]()
Non sono un fan delle preghiere però devo ammettere che ci davano forza. I momenti erano sostanzialmente due, le lodi alle 7:30 e i vespri alle 18:30, che segnavano l’inizio e la fine della giornata lavorativa, il salterio prevede che siano cantati in gregoriano e così ho potuto sentire Cinzia all’opera con la cetra.
C’è stato tempo anche per una vacanza, martedì e mercoledì ho accompagnato mia zia -che è monaca camaldolese- a Roma e mentre lei era impegnata nei suoi incontri ho potuto girare Roma e incontrare alcune “vecchie” conoscenze che da brave cicerone (si dice “cicerone”, femminile plurale? Boh) mi hanno guidato da Trastevere fin su per Ariccia, dove c’è chi sa come gestire e cucinare a dovere ogni parte del maiale. Le doppiette però hanno troppo pepe per i miei gusti :p
Ho fatto da giovedì a giovedì, Modena-Fano-Roma-Fano-Modena, mi è dispiaciuto non poter fare di più ma l’appuntamento è solo rimandato.
Abbiamo finito di raccogliere le olive mercoledì pomeriggio, in un sole talmente caldo che sembrava non volerne sapere di far venire l’inverno, e abbiamo brindato all’impresa con un bicchiere di rosso alle 16 del pomeriggio: il contadino che ci dava le dritte ha detto che è tradizione brindare ai successi, è una tradizione che mi piace. E mi piaceva anche il contadino, mi faceva pensare ad un olivo secolare segnato dal tempo, ma solido, ben piantato nelle sue radici. Aveva un viso rugoso che si apriva al sorriso, e credo che il lavoro nei campi porti a vivere con questa serenità: è arrivare a sera con la stanchezza nelle ossa e la consapevolezza che le fatiche sono alle spalle, che insieme abbiamo raccolto tot quintali, che nel mezzo abbiamo parlato, riso, scherzato, mangiato, condiviso. Ma il culmine è stato quando a tavola è spuntata una bottiglia trasparente piena di un liquido color kiwi, dal sapore piccante e amaro. Vincenzo sorridendo ha commentato che “si sente l’oliva”, Natale da bravo priore l’ha subito distribuito, Genesio ha sorriso con il suo viso buono, Marino e Maurizio forse erano più intenti a sorseggiare il Lacrima di Morro, Salvatore, Anna Maria, la Patti e Cinzia hanno aspettato con pazienza mentre David borbottava qualcosa lasciando filtrare il pesante accento del New Jersey, Marco ha assaggiato l’olio sul pane e mi ha passato la bottiglia mentre forse Colombano, dalla sua cella, ci dava una delle sue benedizioni.
Poi in serata Marco è ripartito inseguendo l’ispirazione per i suoi libri e io l’ho seguito poco dopo. Un abbraccio alla Patti (non mi piace chiamarla “zia”) e poi giù per le ripide discese che mi portano verso Rosciano, poi Fano, poi l’autostrada e la notte.
Sono partito con tanti pensieri pesanti, ritorno a casa con un sorriso e il cuore leggero, una bottiglia d’olio franto da un giorno, mezzo chilo di olive appena raccolte da saltare in padella con la salsiccia (grazie Stefano per la ricetta) e 35 litri di vino rosso marchigiano, più due bottiglie di Lacrima di Morro.
Direi che non mi manca niente.
Per chi volesse informazioni sull’Eremo di Montegiove (Fano, PU)
Per l’Eremo di Camaldoli (Casentino, AR):
A Montegiove stanno pensando di fare un corso di Yoga per chi vorrà passare con loro l’ultimo dell’anno mentre nell’anno nuovo probabilmente terranno un corso per imparare a fare gli arazzi.
A Camaldoli invece, sempre per Capodanno, c’è il convegno dei giovani sul tema “C’è un tempo per ogni cosa” dal 28 al 1 gennaio ma c’è anche la possibilità di partire il 31 dopo pranzo se si vuole passare la serata altrove.
A presto.
PS qui trovate alcune foto fatte con la Ixus, a breve aggiornerò con quelle della EOS.
Incipit
Siccome il primo post è sempre una faccenda delicata inizierò con poche parole non mie, ma che rappresentano bene gli intenti di ciò che vado a iniziare.
Quando è ben fatta, la fotografia è interessante.
Quando è fatta molto bene, diventa irrazionale e persino magica.
Non ha nulla a che vedere con la volontà o il desiderio cosciente del fotografo.
Quando la fotografia accade, succede senza sforzo,
come un dono che non va interrogato né analizzato.
Elliott Erwitt