Viva feisbuc
Stasera si è tenuto un accesissimo dibattito sull’evoluzione che sta subendo la lettura in questi ultimi tempi grazie ai vari ebook reader e nei vari discorsi ci si tiravano dentro anche i vari social network. In fondo veicolano contenuti. Come relatori c’eravamo noi di FormìZine, i ragazzi dell’Appunto, mio fratello in quanto educatore e Mario Agati, assessore alle politiche giovanili nonchè insegnante di lettere nonchè esperto di nuove tecnologie.
Non voglio fare un riassunto della serata, la prossima volta venite, volevo solo scrivere qui un paio di appunti che ho tenuto per me se no ce ne veniva una gamba. Nel senso che c’erano già abbastanza voci in capitolo e la discussione stava vertendo su “meglio il web o meglio il cartaceo”…
Non mi è andato giù -anzi, non mi va giù- che si parli di Facebook sempre e solo come strumento per cazzeggiare, o come mezzo per l’auto ostentazione. E’ uno dei rischi, ma secondo me è una definizione troppo semplicistica.
FaceBook lo uso tanto, ho fatto richiesta di amicizia a tutti gli enti di zona e lo uso come agenda per tutti gli eventi. Ho creato dei gruppi nascosti e organizzare una cena o un invito al cinema diventa meno dispendioso e meno macchinoso che mandare dieci sms alla volta e chiedere uno per uno chi c’è e chi no, poi riferire agli altri, ecc ecc. Lo uso per leggere le notizie, per sapere i compleanni, per vedere le facce degli amici lontani, per conoscere musica nuova, per creare dei legami e per entrare in contatto con persone che non avrei “conosciuto” altrimenti, per metterci le foto che faccio e per farmi conoscere. Pubblicità: conoscete un mezzo più virale, ramificato, visibile e gratuito di FaceBook?! E’ stata la base di FormìZine, e l’auto ostentazione prima o poi finisce in una bolla di sapone se non si offrono dei contenuti. Ma i contenuti sono un “problema” che c’era ai tempi dei buoni vecchi libri, una cagata rimane una cagata sia che sia sul web o che sia su pergamena rilegata in oro.
Ci sono dei messaggi di stato su FB che sono geniali nella loro stringata semplicità.
Ho sentito qualcuno che “non crea l’account perchè preferisce avere dei contatti fisici con le persone”, credo che questi non abbiano capito che Facebook non toglie spazio ai contatti fisici, o se lo fa il problema non è FaceBook, il problema ce l’hai tu.
Sinceramente non trovo motivi per cui uno non debba iscriversi a FaceBook, a meno che uno abbia altri canali per tenersi informato e a contatto con gli altri… personalmente invece che crearmi una lista così di siti preferiti preferisco scorrere le loro pubblicazioni su un’unica bacheca. Non è più figo, è semplicemente una questione di comodità. Poi rispetto tutti, c’è chi non sa che farsene e bòna, ma incentrare una tesi (e un master) sul social network e non essere iscritti praticamente a NESSUN social network è come se io che sono allergico ai latticini facessi l’esperto di formaggi.
Come minimo non sarei attendibile, poi credo che avrei come la sensazione di aver sbagliato mestiere…
PS Frate, non è un post indirizzato a te, sto inveendo in generale: domani lavoro e ho bisogno di sfogarmi ;D
Va beh, notte, e se domatina vi capitasse mai di aprire un occhio verso le 7 potete ridere di me, pensare a quanto sono sfigato e voltare il gallone (gallone = anca –> girate il lato su cui dormite e continuate a ronfare).
…and the winner is…
Due giorni carichi di soddisfazioni. Prima di tutto un sabato veramente zingaro, in tre a Reggio al Festival della Fotografia Europea a scoprire i misteri della fotografia stereo. Ho incontrato anche la Patti che avevo conosciuto all’ultimo corso di fotografia che ho seguito e ce ne siamo andati a zonzo per la città, facendoci pelare a pranzo (una San Miguel pagata come se fosse un Chianti Riserva) e rinfrancandoci alla presenza di Basilico, Scianna e Fontana che si sono ritrovati ai chiostri di San Francesco per parlare del loro ultimo progetto sul mondo ceramico. Poi avevo un aperitivo in Villa Gazzotti, che Emi partiva per andare tre mesi in Portogallo. Dopo una giornata in giro una Franziskaner va già in fretta, e quando va giù anche il sole sento il bisogno di andare giù anch’io, magari tirando le coperte fino al mento… invece mi arriva una chiamata inaspettata e mio malgrado mi ritrovo in un ristorante argentino…
Così sono proprio felice di alzarmi alle sette di domenica mattina con un filetto di angus ancora sullo stomaco, ma ci sono da andare a prendere le paste all’Emiliana che dovevamo preparare le colazioni sul piazzale della chiesa: abbiamo avuto questa pensata per raccogliere fondi da portare in Bosnia la prossima settimana. Ed è andata bene, grazie alla generosità della gente ![]()
Ma io e Niger non potevamo rimanere per molto, visto che gli altri ci aspettavano a Corlo per iniziare la Magnalonga: ovvero 10km a zonzo nelle campagne, sotto un sole a picco, ristorandoci grazie ai prodotti tipici emiliani. Alla faccia della dieta mediterranea ci siamo trovati a metà mattina alla Cantina di Formigine con due pezzi di gnocco fritto in mano che tenevano stretta una fetta di mortadella. Trebbiano e tutto va giù :p
Seconda tappa tigella con lardo, terza tappa ciccioli frolli, quarta tappa gramigna con salsiccia, quinta tappa sorbetto (grazie…), sesta tappa zampone con fagioli, settima tappa panino con la porchetta e avanti così fino allo stand di Bonollo che distribuiva grappa e amari per tutti.
Mentre camminavo pensavo a quelle 2500 persone che in mezza giornata hanno seccato i biglietti, e a tutte quelle altre persone che non hanno fatto in tempo a comprarselo… ma cosa gli dice la testa?! Perchè bisogna pagare per distruggersi in questo modo, magari mentre qualche amico buontempone vi fotografa mentre state ballando ubriachi, o mentre vi rendete conto di avere uno strappo di trenta centimetri nei pantaloni proprio sul davanti, o mentre date spettacolo in tutti i modi possibili?! Non è micca meglio andare al mare a godersi la frescura, magari sgranocchiando un biff sotto l’ombrellone?
Risposta. No, molto meglio trovarsi in mezzo ai campi senza sapere bene dove si è e sentirsi raccontare la giornata perchè vi rimane solo un ricordo confuso e non cronologicamente lineare
Pensavate che fosse finita qui, che la domenica avesse giocato tutte le sue carte… invece la ciliegina sulla torta doveva ancora essere gustata.
Vi ricordate che su Feisbuc l’avevo menata tanto con ‘sto Nonantola Film Festival, che partecipavamo, che ci volevamo provare e che alla fine eravamo addirittura passati in finale?
Bene. Eravamo già contenti così, sono venuti anche un po’ di amici a vedere la proiezione di tutti i cortometraggi finalisti, poi visto che era tardi sono andati verso casa prima delle premiazioni e noi siamo rimasti. La proiezione è stata fatta sia al teatro Troisi che al Vox perchè c’erano circa 700 persone e non sapevano dove metterle. Man mano che mettevano su i corti li commentavamo, alcuni erano fatti veramente bene, ottime idee e realizzazioni, altri che mmm, non ci soddisfacevano.
Beh, insomma: morale della favola “il secondo premio a Superspritz returns (Le gatte morte), per la regia che sposa gusto per l’inquadratura, per la scenografia e per i costumi che rendono pienamente l’ironia della narrazione”
Eravamo noi. La nostra troupe era sparsa un po’ dappertutto e ci siamo guardati un po’ increduli, poi qualcuno ha iniziato ad urlare, abbracci, braccia che spingono sul palco e ci siamo trovati lì davanti a tutti, alle telecamere di TeleRadioCittà e con una pergamena in mano che ci dice che è tutto vero. Si son visti degli occhi lucidi, chi non realizzava e chi invece realizzava anche troppo, ancora abbracci, strette di mano da chi ci faceva i complimenti, pacche sulle spalle, sorrisi.
“Oh, con i soldi del premio ci andiamo tutti a cena eh!” ![]()
Ma il premio più bello sono stati gli spettatori del Vox che a metà proiezione hanno applaudito il nostro corto. Al Troisi in molti ridevano. A noi sembrava un buon corto ma non speravamo al podio.
Appena lo mettono sul sito posterò il link, se no ogni tanto guardateci voi…
Nonantola Film Festival
Il Nonantola Film Festival è una figata. Comincia il mercoledì sera con una riunione in cui ci si guarda tutti in faccia, facce da registi, facce da attori che vorrei tanto fotografare.
Vengono comunicati due oggetti che devono apparire nel cortometraggio: un vocabolario e una coccarda. Viene comunicata la frase che dev’essere detta o scritta come sottotitolo e quest’anno era “devono essere almeno cento”. E viene comunicato il genere, nel nostro caso dovevamo girare un poliziesco ma siccome non ci piaceva siamo stati risorteggiati per un corto sui supereroi.
Non riesco a ricostruire gli avvenimenti da quella sera alla mezzanotte di ieri, è tutto molto confuso.
Mi son svegliato domenica mattina in piazza a Nonantola e insieme alle altre Gatte Morte (nostro nome di battaglia) abbiamo conquistato la piazza principale, dopodichè ci siamo asserragliati in un ristorante e abbiamo tenuto le posizioni pagando un prezzo altissimo.
E’ un’esperienza che guarda in faccia, sono quattro giorni tirati in cui ci si può aspettare di tutto, come vedere arrivare un amico coperto di erba e di sangue e ricordargli che deve ancora pranzare, tre pc praticamente sempre accesi, superpoteri acquisiti in poche ore come quello di rimarginare le ferite, incazzature pese, frasi secche, colpi di genio, poche ore di sonno, la sensazione di essere dei professionisti, disquisizioni ed emulazioni di vecchi registi, “questa me la DOVETE passare”, tanta adrenalina e idee sparate a pallettoni, nuovi amici che avresti già voglia di mandare affanculo ma poi ci pensi e ti chiedi come cazzo sei messo, dov’è finita la tua calma, che è solo un concorso. E le persone preziose, quelle che ti salvano la giornata, quelle con cui ti incastri perfettamente e che vengono solo per stare vicini, che stanno dall’altra parte del vetro, su un prato al sole e che ti salutano con la mano, quelle che si esaltano con la faccia sprofondata nel pc, la concentrazione per ore e ore consecutive, il prossimo anno facciamo un conclave, le frasi che non ti aspetti e che ti invitano a una bella sbronza una volta che sarà tutto finito, l’alcool abolito neanche fossimo in marina, le risorse che pensavi di aver finito e che invece ti fanno arrivare alla consegna, carico come un mulo tra macchina fotografica e materiale vario, con il pc ancora aperto per il rendering finale e con quel senso di avuotamento dopo aver dato oltre il cento per cento per quattro giorni.
Stamattina ero in trasferta, erano le 7 ed ero felice.
Sabato sapremo se alla giuria è piaciuto il nostro lavoro, lo pubblicheremo comprensivo di backstage e andremo a festeggiare. Più di così non potevamo fare.
L’appuntamento è per domenica prossima al teatro Troisi di Nonantola (Mo), ore 21: proietteranno tutti i corti. Dopo, comunque vada, andremo a bere =)