Emozioni notturne – Riserva 1999
Ci sono persone che non vedi per anni, e poi le ri-incontri un sacco di volte in pochissimo tempo. Tipo la signora Lina, che ho conosciuto credo ormai 10 anni fa durante un campo parrocchiale invernale e che si ricorda molto bene di me, per un episodio che ci fa ridere entrambi ma che credo sia stata la più grande figura di merda che abbia mai fatto.
Correva l’anno… boh, comunque eravamo ancora nel 1900. A quei tempi l’ultimo dell’anno lo passavamo tutti insieme, baggiovaresi e casinalbesi, in una casa a Braies [Tn] da un’ottantina di posti letto. Era una casa tutta in legno con le assi del pavimento bucate dai chiodi delle suole degli scarponi ed era fantastica, aveva delle camerone in cui dormivamo tutti insieme e i bagni comuni erano sui pianerottoli delle scale. Non so se avete mai fatto un campeggio parrocchiale, comunque funziona che la giornata è organizzata in diverse attività, ogni sera c’era un gioco da fare tutti insieme e poi si andava nelle camere aspettando che gli animatori più bacchettoni andassero a letto per fare le sortite in cucina, spesso aiutati dagli animatori meno bacchettoni
E in quelle sortite succedeva di tutto: festini a base di nutella e budini che le cuoche (tra cui la Lina e suo marito) preparavano apposta per noi, spaghettate aglio olio e peperoncino, torte comprate durante il giorno nelle konditorei, lambrusco e grappe, eccetera, e si finiva sempre per andare a letto bolliti, perchè va bene che avevamo vent’anni ma dormire quattro o cinque ore a notte dopo delle giornate così piene sulla neve era dura anche per noi.
Beh, una di quelle notti mi è toccato di aver bisogno del bagno. Esco dal sacco a pelo, scendo le scale, faccio quello che devo fare e torno sempre molto addormentato verso camera mia. Entro senza accendere la luce per non svegliare nessuno, vado verso il lavandino per bere e appena apro il rubinetto sento una voce: “beh mo, chi et?! (Beh, chi sei?!)”. Si accende la luce, mi giro e nel letto anzichè i miei amici trovo la Lina e suo marito: ero talmente addormentato che avevo contato male i piani ed ero capitato in camera loro. Mille scuse farfugliate, tra l’imbarazzo e l’impossibilità da parte di tutti e tre di restare seri, tutti e tre in pigiama e qualcuno con anche la berretta da notte in testa.
Dopo quella volta li ho rivisti soltanto al funerale di mio nonno, un mese fa, e vi giuro che ci siamo messi a ridere sul sagrato non appena ci siamo guardati negli occhi. E ci viene da ridere anche quando li vedo passeggiare davanti a casa mia in queste sere, che si godono gli ultimi caldi prima dell’autunno. E magari anche prima del prossimo campeggio invernale, anche se purtroppo non potranno contare sulle emozioni che dispenso a chi ha la ventura di condividere le mie notti. Suo malgrado
Marcia per la Pace, 50° candelina. E un cero.
…e io c’ero :p
Non so perchè continuo ad avere di queste pensate. Come quella di partecipare alla Marcia per la Pace (Perugia-Assisi) dopo una settimana del genere, che mi vede passare il sabato in camera sdraiato sul letto, con il cuore che sventola bandiera bianca e i piedi che formicolano. Ma alla fine cazzo me ne frega, se ci rimango in mezzo passo anche per martire e bam! in un colpo vengono azzerate tutte le cazzate fatte fin’ora ![]()
Questa marcia per la pace è iniziata con un atto di violenza totale e deliberata: domenica, sveglia alle 2 del mattino. Sono passato in bar a salutare gli amici davanti a una Sambuca e poi via sul pullman di RockNoWar, cercando di sfruttare ogni centimetro del doppio sedile per dormire. Poi una voce: chi ha intenzione di fare la marcia lunga deve scendere qui. Ci troviamo sull’asfalto con gli occhi a fessura e ci contiamo: solo noi sette? E gli altri?! La risposta è coperta dal sibilo della porta pneumatica del pullman che riparte e ci lascia stronzi lì, non si sa bene dove.
Alla prima salita è stato subito chiaro per tutti quale fosse il nostro compito: resistere. Resistere e arrivare in fondo, e così abbiamo fatto, non ragendo alla stizza di una pacifista incazzata perchè al bar qualcuno ha appoggiato la tazzina del cappuccino sul suo piattino, sopportando le file ai bagni, mangiando riso freddo e birra calda, schivando i bastoni cavaocchi delle bandiere della pace, dribblando i venditori di paccottiglia cattopacifista e sopportando il caldo e la fatica col sorriso e le chiacchiere. Ma si sa, queste manifestazioni attirano venditori di merci e idee, uomini-ufo, ferventi boy-scout e casi sociali che fanno di tutto per dare il peggio di sè e boicottare l’evento apparendo in buona fede; per fortuna ci sono tante altre persone normali, importanti come Alex Zanotelli in camicia blu e meno importanti come noi sette sfigghi che sono lì per condividere un’esperienza. E così siamo arrivati a Santa Maria degli Angeli, dove noi veterani abbiamo fatto una sosta alla Porziuncola e al ricco buffet nel parcheggio mentre i più giovani hanno insistito per arrivare fino ad Assisi pur di prendere l’acqua, rinunciando alla merenda del campione a base di ciccioli frolli, salumi vari e lambrusco. Poi di nuovo il pullman e la ricerca dei preziosi centimetri per dormire, per arrivare di notte con le forze azzerate, giuste giuste per una doccia e una pseudo cena a base di crocette secche da venerdì e miele. Non certo per sopportare mia madre, che invece di lasciarmi in pace si tira su da letto -lamentandosi di quanto è stanca- e vuol sapere ad ogni costo com’è andata, se mi è piaciuto, se sono stanco, se ho già fatto la doccia, se penso di andare a letto subito, se domani mi tocca andare lo stesso a lavorare, se riesco a prendere le ferie e se ho poi deciso di pagare il carrozziere che mi ha chiesto 280€ per un alzacristalli elettrico posteriore che non uso mai… :p
Credo che se riesco a mantenere la pace con i miei famigliari non ho bisogno di andare a marciare in giro per l’italia. Grazie mamma, buonanotte, ci vediamo domani.
L’ultimo giorno (uno dei tanti)
Il lavoro che faccio ha numerosi difetti (sentivo da un recente sondaggio che i programmatori PLC sono quasi tutti divorziati, e non me ne stupisco) ma anche qualche pregio. Per fortuna…
Venerdì 23 settembre, ultimo giorno a Parma. Squillino le trombe! =)
Da una parte sono contento matto: niente più autostrada, niente più incubi con pallet di pomodoro che passano ai piedi del mio letto, niente più tonnellate di brick da sbancalare, niente telefonate serali con i mulettisti, speranza di orari di lavoro più umani e magari di una vita sociale. Speranza di ferie, soprattutto, che ne ho veramente bisogno.
Ma dall’altra parte… a forza di stare tante ore gomito a gomito con altre persone ci si lega inevitabilmente a quell’ambiente. Si diventa amici, si crea un linguaggio comune, tomentoni (“bisogna che ci ragioni…”), insomma, si percorre un pezzo di vita insieme. Ed è bello alla fine del progetto salutare tutti e venire via, c’è quel clima di festa e di rilassatezza che ho provato solo negli ultimi giorni prima di licenziarmi, offuscato solo dal fatto che alle 18 devo essere da un altro cliente e non so a che ora finisco. Cioè, lo so, ma non ci voglio pensare. Cazzo, è anche venerdì sera..! va beh.
Mi piacciono questi tipi di addii, mi piace sapere che anche nelle cose belle c’è una data di scadenza che lascia spazio ad altre cose belle, magari in maniera diversa. E mi piace pensare di costruire qualcosa in ogni posto che mi capita di vivere per un certo periodo, un po’ come se fossero tante vite che si somigliano tra loro e che lascio in una specie di standby. Pronte per essere ricordate.
Ho festeggiato pranzando da solo con una pizza (ma quant’è buona quella del Christine?!) e una weiss in bottiglia.
Poi ogni tanto viene il mulettista a fare quattro chiacchiere che anche la campagna è alla fine e i ritmi sono più rilassati, e intanto che vengono le cinque studio il prossimo progetto su cui dovrò lavorare. E poi domani Reggio (se non lavoro), e domenica questi 24km a piedi in scioltezza tra Perugia e Assisi.
Bella roba! Buon weekend a tutti!
Cosa vuol dire settembre
Aria fresca, aria buona, come quella che lascio entrare dalla finestra di camera mia, non più spalancata per settimane dietrofila ma solo per qualche ora al giorno. Esco al mattino e annuso l’aria, sa di buono e di terra arata come il campo di fronte. Settembre sa di terra smossa, l’estate non è mai una buona stagione per seminare, d’estate qui si sta bene solo se si va via. Si va di fretta, con poca voglia di mettere le radici. Come gli alberi siamo più preoccupati di usare le foglie per farci vento, le radici sono più un pensiero dell’autunno, quando si cerca il tiepido, quando ci si ferma.
Quando si sta.
Ed ho un gran bisogno di stare, immobilizzato sotto questo cielo che sembra preso in prestito da una delle grandi città del nord, la tramontana spazza via e mi lascia con il naso in su a guardare le nuvole che passano.
Quest’autunno mi vede ancora più immerso nel lavoro: oltre alle canoniche ore passate in cantiere a Parma adesso ho vinto un altro cantiere che ovviamente devo fare ad orario di cena, col risultato che arrivo a casa verso le nove e mezza di sera con neanche la forza per piangere di stanchezza e un po’ di amaro perchè anche per oggi non ho niente di speciale da raccontare.
Ma va bene, ormai mi sono messo il cuore in pace che la mia vita debba andare così, e poi ho avuto la mia gratifica lunedì quando mi hanno chiamato per fotografare un evento “very important” ed era una cosa che non avevo mai fatto… si trattava di una riunione presieduta dalla Marcegaglia, eravamo sei fotografi e quattro cameramen in una stanza, praticamente sembravamo una squadra di calcio in posa o un plotone di esecuzione. Un delirio, poi a metà mi hanno detto che appena finiva la riunione dovevo consegnare le foto, che avevano già pronto il comunicato stampa: corri a casa, accendi il pc, scarica, masterizza, corri di nuovo… se dicessi che mi è piaciuto direi una balla, anzi. Però ripensandoci sono contento di avere fatto quest’esperienza perchè è un tipo di fotografia molto veloce, in cui l’esperienza conta un sacco: è necessario essere nel posto giusto al momento giusto, scattare nei pochi momenti che dura una stretta di mano e un sorriso e poi tutto finisce. Ovviamente Canon 7D santa subito (e W il flash integrato), se non c’era lei e il 70-200 prestatomi da un’amica (SO che mi leggi, GRAZIE MILLE!!!
) col cavolo che avrei portato a casa il lavoro. Poi finito ciò sono tornato a lavorare, e mi fa sorridere che invece delle quattro ore di permesso alla fine ne ho lavorate nove in totale (senza contare le foto).
Come dicevo prima, mi piace pensare che in questo periodo sto arando i miei orti. Di frutti non se ne vedono, ma non è nemmeno stagione. Però verso la primavera chissà, per ora è importante che ci veda uno scopo che mi faccia andare avanti, poi a febbraio mi scadrà il contratto e deciderò il da farsi.
Qualche sera fa ho guardato per la prima volta Scarface e una frase mi è arrivata dritta allo stomaco, un colpo basso mentre stavo spaparanzato sul letto con il portatile sulle gambe e un miscuglio di tacos e Peroni in bocca.
Tony Montana: “Che avete da guardare? Siete solo una manica di coglioni. Sapete perché? Perché non avete il fegato per stare dove vorreste stare.”
Ecco, forse mi sento a disagio tra quelli che stanno a guardare, forse è il caso che mi rimbocchi le maniche e provi a stare dove vorrei stare. Mi dò un anno di tempo, forse due, intanto si vedrà.
Se andrà male non sarà nè la prima nè l’ultima volta che ricomincio da zero, ma almeno ci avrò provato. Dai cazzo! ![]()
Ma intanto faccio la parte dell’asino e tiro la carriola, che fuori con questo tempo si sta proprio bene, poi ho comprato un’agenda Moleskine 2011-2012 ad una bancarella del Festival della Filosofia che si è tenuto a Modena il weekend scorso. Tra i tanti libri ho scelto l’unico che mi concede l’illusione di incasellare il tempo e dargli un ordine, anche se ci conto poco…
Vacanzaaa!!!
Sono riuscito ad andare al mare! =)
Giovedì mi hanno detto che avrei lavorato solo domenica (grazie, come siete buoni) e quindi venerdì non ne ho voluto sapere un cazzo di concerti, serate, appuntamenti eccetera: ho infilato il costume e un paio di mele nello zaino, ho fatto orario continuato e sono partito con le luci della sera. Sono arrivato nelle 23, in tempo per cenare con una birra media e trovare un buon posto dove parcheggiare la Focus, dopodichè ho abbassato i sedili posteriori, mi sono infilato nel sacco a pelo e ho cacciato una di quelle ronfate memorabili.
Mi sono svegliato a mattina inoltrata e i vetri sulla faccia mi hanno ricordato che dovevo pulire la macchina dopo che mi hanno rubato l’autoradio… ma ero in spiaggia, il più era fatto.
Avevo bisogno di una giornata così, in compagnia dell’unica persona che mi sopporta. Quindi sono stato da solo fino al tramonto senza fare niente di particolare: per prima cosa mi sono tolto l’orologio e i vestiti, avevo bisogno di dare al corpo più aria e sole possibile (infatti si è visto a fine giornata, senza crema…). Poi ho osservato il movimento ipnotico delle onde, passeggiato, letto, ho studiato i comportamenti delle persone in spiaggia facendo mille viaggi sulla storia personale di ciascuno, scritto, saggiato la sabbia sotto i piedi, nuotato, fotografato, filmato… insomma, tutte quelle attività inutili che si fanno in vacanza. E non ho mangiato altro che quelle due mele che avevo con me, quasi fossi in clausura, ma non avevo lo stimolo della fame, come se mi nutrissi solo di quello che mi restituivano i miei sensi.
Ho vissuto due anni in una città di mare ma non me lo sono mai gustato tanto come sabato, un giorno compresso tra diverse settimane di lavoro praticamente quotidiano. Per sentirsi in vacanza biogna avere qualcosa da cui staccare, me ne accorgo benissimo in questi mesi.
E mi sono sentito in vacanza ieri pomeriggio, quando sono andato a consegnare le foto per i Buskers che finiranno sul sito ufficiale in cambio di una weiss, e ieri sera, quando sono andato a fotografare il 50° anniversario di matrimonio di una coppia. Ero devastato e con qualche linea di febbre per la stanchezza, ma quando ho la macchina fotografica in mano è più la soddisfazione di qualsiasi altra cosa. Tra le altre cose sono stato prenotato anche per il primo matrimonio del 2012, la mamma dello sposo mi ha detto che non si preoccupa, che “te con una macchina fotografica in mano fai miracoli”… spero di no, ma almeno la mia autostima notoriamente sotto i tacchi è arrivata a lambire le suole. Tipo altezza pozzanghera, via
Big calm
C’è chi ha avuto tutto e fatto tutto, e invece di essere felice si incazza.
C’è chi non ha avuto niente e gli è addirittura stato tolto, dovrebbe incazzarsi e invece è felice così.
C’è chi dovrebbe incazzarsi e non si incazza, e c’è chi vedendo che non mi incazzo si incazza.
Ci dev’essere qualcosa che mi sfugge
forse sono troppo stupido per capire che dovrei incazzarmi.
Beata incoscienza…
o, meglio, la chiamerei “Living well is the best revenge“
a cui qualcuno ha aggiunto “so keep calm and spritz on“.
Che di questi tempi i casini sono anche troppi e quella di incazzarmi è l’ultima delle mie voglie
PS sabato è morto mio nonno, una morte serena per una vita che ha vissuto in pienezza.
Dedicategli un pensiero in ciò in cui credete di più.
PPS non guardate il video, le immagini fanno cagare ma è l’unico che c’è…
L’estate finiva più ‘nature’ vent’anni fa o giù di lì
Uno settembre duemilaundici, data in cui non è più la natura ad annunciare l’arrivo dell’autunno ma… i social network?!
Su FB si leggono commenti apocalittici di chi non è ancora pronto ad un sì crudele distacco, le foto delle ferie si moltiplicano come a ricordarsi che c’è stato un tempo felice e che bisogna dire addio a qualcosa che non tornerà mai più. Dissolvenza. Sigla finale.
Io sinceramente questo dramma non lo sento proprio, anzi, settembre mi mette una sana carica in corpo. L’estate è la stagione del distacco, tutti sono via, c’è un caldo tale che si sta bene solo il paio di settimane che si è in ferie e di sera si boccheggia in qualche locale all’aperto aspettando la brezza delle due per andare a dormire. Quest’anno non ho fatto manco un giorno di ferie, neanche un bagno in mare e un po’ mi brucia, però per un anno ci può stare, e poi non è stata una brutta estate tra sagre, superspritz bar, uscite fotografiche e nuove amicizie. Anche per quest’anno l’abbiamo sfangata grazie alle piccole cose ![]()
L’autunno invece è il mese dei cambiamenti, l’aria si rinfresca e sembra più facile tutto, anche respirare, la luce diventa un po’ più azzurrina, crescono i colori sugli alberi e non c’è tutta quella fretta di divertirsi e spaccarsi che c’è in estate. Anche il tempo sembra scorrere ad una velocità che lo si può afferrare. Difatti, visto che ho trentunanni e che so tenermi dietro, passerò allo step successivo visto che ci sono delle cose che un uomo DEVE saper fare:
- sabato verrò iniziato ai segreti della birrificazione fai da te. Ho sparso un po’ la voce e ho scoperto che il mago produce già da tempo un’ottima birra casalinga, così oltre a farmi invitare per un assaggio scoprirò tutti i gesti e i metodi per portare avanti questo vizio che (purtroppo
) rimane l’unico che ho, e che quindi devo portare avanti meglio che posso. Mi intriga perchè amo alla follia le birre ambrate e le weiss, il poterle produrre in casa a trenta litri alla volta con la possibilità di personalizzarle è un sogno più che una buona idea =)
- in ottobre frequenterò anche un corso di panificazione con il lievito madre, mi sento molto bucolico quando ci penso e non mi ci vedo proprio, però il pane è l’alimento base e a livello simbolico mi attrae molto l’idea di riappropriarmi di qualcosa che si sta perdendo.
- in più sto anche progredendo con l’ukulele. Cioè, diciamo che mi applico una mezz’ora per poi partire per la tangente con bicordi e tricordi che non so assolutamente che note siano, però trovo che abbiano un non so che e intanto registro i vari pezzi per poi usarli come sottofondo in eventuali video.
Questo è quanto, poi questo weekend ci sarà la prima edizione dei Buskers a Modena e sarò il fotografo pseudo-ufficiale delle Somantica Project, ovviamente niente soldi ma tanta gloria per tutti noi. Mi immagino il parco Amendola come una Woodstock degli anni ’60… se non fossi in mutua con febbrone e virus vari ci farei un pensiero a passarci la notte in sacco a pelo