I “mai” e i “mai più”
Abituato a stare in mezzo ai “Per Sempre” me lo chiedo ogni volta, come se bastassero due sole lettere a dire una cosa tanto grande. Non cerco risposte, solo domande, e guardo accadere due destini da dietro un muro con gli occhi nascosti ma entrambi ben aperti, vicinanza rubata quasi da vigliacco attraverso un vetro. Quello che so è che sono sempre giorni stupendi, sono feste copiate da vecchi film ma vere, palpabili, tra eccessi che ci stanno e nonne in carrozzina a ricevere baci, lacrime senza sale, mulini in collina o tra tende colorate nella bassa. E le persone, sempre in quantità giusta, misurate e dispensatrici di attimi che non rimarranno ma verranno amalgamati in una serie di sensazioni piacevoli difficili da recuperare ad una ad una. Provo a raccontare uno di quei giorni d’estate con i piedi nudi sull’erba mentre il sole va giù, i bimbi che corrono nei prati, le chiacchiere e il vino e gli amici che ritrovi dopo anni, i sorrisi indossati da tutti a bordo di un vecchio maggiolino cabriolet che prende deviazioni inaspettate, la pasta fatta in casa, le braghe corte che mi invidiano, gli scherzi spinti, gli occhi del papà e le attenzioni della mamma, il karaoke ubriaco, il cotto che fa attrito sotto i piedi scalzi.
Provo a raccontarlo. Non ci riesco. Bisognava esserci per capire.
Le ore che passano e non me ne accorgo se non fosse che anche stare Bene stanca, fisicamente almeno, a un certo punto non partecipo più ma sto a guardare. Penso a quant’è bello dire un “Per Sempre” così, come tappa intermedia che rimane per il tempo di un giorno e il giorno dopo si ricomincia, con il peso della novità al dito sinistro e tutta la leggerezza di un paio di “sì” detti al momento giusto della vita di qualcun altro che non conoscevo e che ha scelto me per rendermi partecipe. La gioia la riconosco sempre quando è troppo tardi.
Lascio queste e altre lucciole intermittenti fuori dalla macchina. I lupi invece sono già dentro e mordono mentre torno all’una di notte, che è già finito tutto e sono di nuovo oltre quei confini in cui i Mai e i Mai Più esistono, di nuovo. Il mio giorno dopo è speso secondo i bisogni dei lupi, per poi ritrovarmi davanti a una birra con i soliti nonostante il telefono spento. Le persone si ritrovano sempre.
Della sabbia e un maxischermo, poi di nuovo la Palazza e calci sugli stinchi da piedi neri che mi lasciano bene, una doccia, una finestra spalancata e un letto. Non il sonno, quello mi sa che l’ho lasciato da qualche parte che non ricordo. Ho sognato molto, però.

Mi accontento anche di un “per adesso”, che di per sempre se ne possono dire a palate.
2 luglio 2012 alle 09:53
Beh, a forza di “per adesso” quotidiani il risultato è lo stesso di un “per sempre”.
Adesso va di moda comprare tutto a rate
2 luglio 2012 alle 15:12
Non so a me i “per sempre” mettono una certa ansia… a te no?
2 luglio 2012 alle 14:45
A forza di non dirne mai prima o poi ottieni l’effetto opposto: chi non si sposa mai rimane da solo “per sempre”. Quindi prima o poi è meglio dirne qualcuno, l’importante è che sia il momento giusto e soprattutto è importante dirlo alla persona giusta.
2 luglio 2012 alle 15:17
Bello. e non ti nascondo che mentre leggevo ho dovuto mandare giù un pochino di saliva, che quando mi emoziono si emoziona sempre prima di me la mia bocca.
5 luglio 2012 alle 11:03
Quello che ho scritto è solo un riflesso, la realtà è molto migliore di come la si racconta
7 luglio 2012 alle 09:31