"…è un modo di vivere." HCB

La raccolta delle olive

Sono tornato indietro di cinquant’anni, per otto giorni ho fatto a meno di internet e l’ho sostituito con il sano lavoro manuale nei campi. Ho chiesto ospitalità ai monaci camaldolesi di Fano, presso l’Eremo di Montegiove, avevo bisogno di un periodo in cui… non lo so neanche io di cosa avevo bisogno, so solo che mi è servito 🙂
E’ il periodo della raccolta delle olive e siccome è una cosa che non ho mai fatto mi incuriosiva molto. E’ un “lavoro” che chiunque può fare perchè si tratta di stendere una rete a maglie fini sotto l’albero e poi basta pettinare i rami con un rastrellino. Facile facile. E’ un bel modo di passarsi il tempo perchè non tiene occupata la mente e permette di chiacchierare con i compagni di avventura mentre il sole ti picchia sulla schiena, anche se la maggior parte dei giorni il tempo è stato inclemente e ci siamo trovati a fare i conti con la rugiada che ci inzuppava le mani. Ma non è stato un buon motivo per abbatterci, il morale era alto e potevamo contare su Marino che ogni tanto ci portava tè caldo e cioccolata, così aveva la scusa per andarsene un po’ al calduccio 😉
Non sono un fan delle preghiere però devo ammettere che ci davano forza. I momenti erano sostanzialmente due, le lodi alle 7:30 e i vespri alle 18:30, che segnavano l’inizio e la fine della giornata lavorativa, il salterio prevede che siano cantati in gregoriano e così ho potuto sentire Cinzia all’opera con la cetra.

C’è stato tempo anche per una vacanza, martedì e mercoledì ho accompagnato mia zia -che è monaca camaldolese- a Roma e mentre lei era impegnata nei suoi incontri ho potuto girare Roma e incontrare alcune “vecchie” conoscenze che da brave cicerone (si dice “cicerone”, femminile plurale? Boh) mi hanno guidato da Trastevere fin su per Ariccia, dove c’è chi sa come gestire e cucinare a dovere ogni parte del maiale. Le doppiette però hanno troppo pepe per i miei gusti :p

Ho fatto da giovedì a giovedì, Modena-Fano-Roma-Fano-Modena, mi è dispiaciuto non poter fare di più ma l’appuntamento è solo rimandato.
Abbiamo finito di raccogliere le olive mercoledì pomeriggio, in un sole talmente caldo che sembrava non volerne sapere di far venire l’inverno, e abbiamo brindato all’impresa con un bicchiere di rosso alle 16 del pomeriggio: il contadino che ci dava le dritte ha detto che è tradizione brindare ai successi, è una tradizione che mi piace. E mi piaceva anche il contadino, mi faceva pensare ad un olivo secolare segnato dal tempo, ma solido, ben piantato nelle sue radici. Aveva un viso rugoso che si apriva al sorriso, e credo che il lavoro nei campi porti a vivere con questa serenità: è arrivare a sera con la stanchezza nelle ossa e la consapevolezza che le fatiche sono alle spalle, che insieme abbiamo raccolto tot quintali, che nel mezzo abbiamo parlato, riso, scherzato, mangiato, condiviso. Ma il culmine è stato quando a tavola è spuntata una bottiglia trasparente piena di un liquido color kiwi, dal sapore piccante e amaro. Vincenzo sorridendo ha commentato che “si sente l’oliva”, Natale da bravo priore l’ha subito distribuito, Genesio ha sorriso con il suo viso buono, Marino e Maurizio forse erano più intenti a sorseggiare il Lacrima di Morro, Salvatore, Anna Maria, la Patti e Cinzia hanno aspettato con pazienza mentre David borbottava qualcosa lasciando filtrare il pesante accento del New Jersey, Marco ha assaggiato l’olio sul pane e mi ha passato la bottiglia mentre forse Colombano, dalla sua cella, ci dava una delle sue benedizioni.
Poi in serata Marco è ripartito inseguendo l’ispirazione per i suoi libri e io l’ho seguito poco dopo. Un abbraccio alla Patti (non mi piace chiamarla “zia”) e poi giù per le ripide discese che mi portano verso Rosciano, poi Fano, poi l’autostrada e la notte.

Sono partito con tanti pensieri pesanti, ritorno a casa con un sorriso e il cuore leggero, una bottiglia d’olio franto da un giorno, mezzo chilo di olive appena raccolte da saltare in padella con la salsiccia (grazie Stefano per la ricetta) e 35 litri di vino rosso marchigiano, più due bottiglie di Lacrima di Morro.
Direi che non mi manca niente.

Per chi volesse informazioni sull’Eremo di Montegiove (Fano, PU)
Per l’Eremo di Camaldoli (Casentino, AR):

A Montegiove stanno pensando di fare un corso di Yoga per chi vorrà passare con loro l’ultimo dell’anno mentre nell’anno nuovo probabilmente terranno un corso per imparare a fare gli arazzi.
A Camaldoli invece, sempre per Capodanno, c’è il convegno dei giovani sul tema “C’è un tempo per ogni cosa” dal 28 al 1 gennaio ma c’è anche la possibilità di partire il 31 dopo pranzo se si vuole passare la serata altrove.

A presto.

PS qui trovate alcune foto fatte con la Ixus, a breve aggiornerò con quelle della EOS.

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3 Risposte

  1. direi che sei senz’altro tornato con un buon bottino…
    una settimana di stacco a volte è proprio quello che ci vuole,spero che gli effetti benefici durino a lungo,ancor più dei “souvenirs”! 🙂

    24 ottobre 2010 alle 00:54

  2. Quanto mi piace quando scrivi questi post. Sembrano racconti. Belli.

    PS: buona la porchetta di Ariccia!!!!

    19 novembre 2010 alle 12:45

    • Strabuona! Faccio fatica a starle lontano, spero di tornare presto all’Aricciarola a fare man bassa di… bei ricordi 😀
      Grazie Rob, è un piacere ritrovarti qui 🙂

      19 novembre 2010 alle 17:55

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