"…è un modo di vivere." HCB

Ferite

Non so se è un caso ma ogni lunedì e giovedì sera, ovvero le sere in cui ho il corso di fotografia, poi torno a casa con la voglia di scrivere. Potrei quasi pensare di aprire una rubrica.
Stasera il corso è stato un po’ palloso, Diego ha parlato di foto “nascoste” in altre foto e Gigi di composizione… non che non fossero argomenti interessanti, sono un fanatico di composizione, però si vedeva che i due ne avevano davvero poca voglia. Così, invece che stare ad ascoltare ne ho approfittato per pensare un po’ ai cavoli miei, complice il fatto che ero parecchio stanco e che la mia testa reclamava una galoppata senza briglie.
Ad un certo punto sul telone delle slide è apparso il primo piano di un ulivo e per qualche strano motivo mi è tornato alla mente un graffio che mi sono fatto a Fano un mese fa. Ho ancora il segno della cicatrice, me l’ero fatto con un ramo di ulivo e mi aveva fatto sorridere l’idea che un simbolo di pace mi facesse sanguinare.

Mi piacciono le cicatrici. Anzi, “mi piacciono” non è la parola giusta… diciamo che le osservo sempre con un misto di nostalgia e di affetto, ne ho alcune che sono come un nodo al fazzoletto e mi ricordo esattamente la situazione in cui me l’ero fatta. Ne ho una sulla spalla sinistra, al suo posto c’era un neo, poi l’ho tolto ma i punti si erano incarniti e il dermatologo me li ha tolti tagliandomi la pelle con un paio di forbici da sarta. Zac! E poi mi ha ricucito, con un cazziatone al posto dell’anestesia :p
Poi c’è questo segno sempre sul braccio sinistro che sembra quasi un tribale. Sulla seconda falange dell’indice sinistro invece ho un segnetto bianco appena visibile, ricordo del mio primo coltellino svizzero (avevo 12 anni). Poi ne ho altri legati ad altri ricordi: uno sulla coscia ricordo dell’Elba, una sulla scapola ricordo di quando andavo in bici da corsa, eccetera.
Credo che le cicatrici un po’ determinino le persone, donano personalità, e questo è più vero se parliamo di quelle che ci portiamo dentro. A patto però di saperle accettare…
Adesso, non è che me le vado a cercare, però a volte capita di osare un po’ di più e di rimediare una scottatura. Succede. E mi piace, a distanza di tempo, passarci una mano sopra, o uno sguardo, e ripensare a come avevo reagito. Faccio anche il ragionamento opposto: mi tasto la ferita fresca e penso che tra qualche mese tutto questo sangue sarà solo un ricordo.
O forse sarò morto, ma a quel punto non sarà comunque più un problema ;D

PS la canzone mi piace molto ma non è il massimo dell’allegria, quindi non fatevi venire voglia di cicatrici specialmente sui polsi e se ne sentite il bisogno cercate un vasetto di Nutella. O di miele 🙂

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6 Risposte

  1. ho una cicatrice minuscola sull’anulare sinistro, ci sono parecchio affezionata anche se alla fine è quasi insignificante, me la fon fatta anni fa quando lavoravo in un negozio di cazzatine artigianali alla cui produzione contribuivo anch’io… e stavo appunto maneggiando la colla a caldo (hai presente quella a forma di pistola…) e zac!! ho avuto una bolla enorme per una settimana. Mi dicevano ti sei rovinata la mano a vita! ti resta il segno!
    in realtà manco si vede 🙂 però me la guardo spesso e ricordo, è stato proprio in quell’occasione che ho fatto un pò lo stesso pensiero che tu hai scritto qui. Le cicatrici sono il segno della vita che va avanti, del cambiamento, del dolore da sopportare in attesa di un pò di quiete…

    23 novembre 2010 alle 19:16

  2. Esatto… sono il segno della vita che ci passa sopra senza tanti complimenti, e a volte lo fa solo per pulirsi i piedi 🙂
    La scottatura di colla a caldo mi manca, in compenso ne ho una vicino al pollice destro che mi son fatto toccando la resistenza del fornetto mentre sfornavo il castagnaccio.

    23 novembre 2010 alle 20:05

  3. oddioddio il castagnaccio…

    23 novembre 2010 alle 22:15

  4. Bello il pensiero finale che scrivi..il modo di vivere la cicatrice dopo che la ferita s’è cicatrizzata e prima che ciò accada. In tutto questo il TEMPO. Complice e soccorritore. Carnefice e consolatore. Dicono che sia tiranno. Si, lo è. Ma è un furbacchione,lui…sa gia tutto.
    🙂

    24 novembre 2010 alle 11:11

    • …sono stato molto filosofeggiante ma il trovarsi con una ferita aperta addosso è tutta un’altra cosa 🙂
      Per il resto ho un buon rapporto con il tempo, lui passa e io cerco di adeguarmi al suo “beat”.

      24 novembre 2010 alle 11:21

  5. Ricordo anche che in passato mi dissero che le ferite quando diventano feritoie, trasformano quel sangue che dilania, in qualcosa di costruttivo.
    Ciauuu!

    25 novembre 2010 alle 10:22

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