"…è un modo di vivere." HCB

L. e M.

Nel giro di pochi giorni ho pensato alla morte due volte, una è stata quando la mamma di un mio amico che abita sulla mia stessa strada ha avuto un malore mentre andava a buttare il pattume. Così, senza altri sintomi. Si è sentita male e ha chiuso gli occhi.
C’era il sole, si cominciava a sentire i primi tepori primaverili e ci siamo trovati tutti al funerale, e ho pensato che è una bella inculata morire in primavera: sei sopravvissuto all’inverno (che in emilia è peggio che altrove), il più è fatto, puoi iniziare a sentirti il cuore leggero… no, per lei non è stato così. Prima o poi tutti ce ne andiamo, ma in primavera sembra una mezza fregatura.

E un’altra volta è stata lunedì, quando ho saputo che un tizio che avevo conosciuto ad un fotoraduno si è tolto la vita. Ci sono rimasto, ho pensato spesso a lui in questi pochi giorni anche se l’avevo incontrato solo due volte.
Più che farne un fatto di morale riflettevo su quali siano le condizioni che portino a questa decisione. Aveva dei figli. Aveva una moglie. Aveva delle grandi passioni, ho sempre pensato che le passioni tengano in vita. Era una persona facile al sorriso, e forse proprio per questo motivo aveva meno anticorpi per affrontare i periodi in cui non c’è niente di cui sorridere. Chissà come succede, ad un certo punto ci si accorge che i propri pilastri sono stampelle e si comincia ad andare giù. E ci si lascia andare, si ignora tutto il resto e ci si concentra solo su quella sensazione di velocità che tira verso il basso, finchè poi non si decide di fermarsi. Di fermare tutto. “Uccidersi è sbagliato”, “la vita è un dono”, “con la fede…” sono frasi troppo semplicistiche e non fanno altro che negare un problema molto complesso.
Non voglio bestemmiare, ma conosco la sensazione di aver perso tutto e di non avere prospettive, e lì i bei discorsi tacciono tutti quanti.
Penso a M. che lascia un grande silenzio. Penso che abbia avuto i suoi motivi e non riesco a giudicare la sua scelta. E’ stata la sua scelta, qualsiasi parola in più mi metterebbe in una posizione della quale non avrei nessun diritto.

Quindi resto in silenzio e penso alla mia vita, a volte in briciole e a volte no, e penso al mio cuore che credevo volesse liberarsi di me e invece era solo un periodaccio che sta finendo.
PS se il vostro cuore accelera senza avvertirvi consiglio 10 gocce di estratto di biancospino prima dei pasti.

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7 Risposte

  1. La morte lascia sempre senza parole… senza spiegazioni. E a volte non xkè non se ne trovano, forse xkè non se ne vogliono trovare…
    Una ovviamente è stata una disgrazia, xkè non voluta.
    L’altra invece è brutto da dire, ma è stata una scelta propria. E qui è ancora più inutile farsi delle domande, xkè sarebbe tempo perso. Può arrivare un momento in cui ci si stanca della vita, ci si stanca di affannarsi, di correre, di lottare, di cadere e rialzarsi. Sai penso che sia meglio non pensarci più di tanto, xkè si rischia di entrate in un vortice risucchiante.
    La vita è bella! Anche se difficile…
    Ti lascio un sorriso 🙂
    Baci Checco

    13 aprile 2011 alle 20:55

    • Il problema secondo me è quando diventa il pensiero principale, che non va più via.
      Io invece direi che la vita è difficile, ma può essere bella 😉

      15 aprile 2011 alle 18:48

  2. E’ come diceva De Andrè, morire di maggio ci vuole tanto, troppo coraggio, dritto all’inferno avrei preferito andarci d’inverno. E’ banale dirlo ma è sempre triste quando se ne va una persona che si conosce…un attimo prima la vedi lì e un attimo dopo ti rimangono solo i ricordi che ti legavano a lei.

    14 aprile 2011 alle 09:54

    • Già, e rimane quel senso di vuoto, come se i ricordi non fossero aggrappati a niente. Un po’ sono contento per L perchè ritroverà suo marito, mi dispiace per i figli che si ritrovano questa mazzata tra capo e collo. Bisogna pensare a chi rimane, non a chi va.

      15 aprile 2011 alle 18:51

  3. alla morte riesco ad associare solo il silenzio. cos’altro, mi chiedo..se non il silenzio.
    ogni volta che mi è capitato di sapere di persone che hanno scelto di farla finita, non ho potuto che ricordare a me stessa quanto ogni singola persona sia un universo a sè. e torna quel verso della Dickinson….
    “Ha una solitudine lo spazio,
    solitudine il mare
    e solitudine la morte,
    eppure tutte queste son folla
    in confronto a quel punto più profondo,
    segretezza polare,
    che è un’anima al cospetto di se stessa:
    infinità infinita.”

    14 aprile 2011 alle 23:23

    • Infinità infinita, come le ragnatele di rapporti interpersonali che si spezzano tutto in un colpo. Forse è per quello che i funerali sono occasioni per stringerci tra noi, per sentirci meno soli ma anche per riallacciare il buco che si viene a creare.

      15 aprile 2011 alle 18:53

  4. La prima è una disgrazia e a volte le disgrazie non danno segni che possano aiutarci a prevederle. La seconda è una scelta così difficile da comprendere…anzi, impossibile. Le sue motivazioni rimarrano sconosciute…mi spiace per la famiglia…spero riusciranno a trovarla loro una ragione. A presto.

    15 aprile 2011 alle 20:01

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