"…è un modo di vivere." HCB

Consistency

Comunque sarà colpa del caldo ma la gente impazzisce davvero.
Ed è in queste sere afose che mi diletto in una delle mie attività preferite: i puzzle.
Prendo un pezzo a caso possibilmente senza bordo -cominciare dal bordo implica limitarsi ancor prima di avere iniziato- e lo appoggio. Poi mi metto ad osservarlo. Per esempio un episodio appena successo, un pezzo strano ma che comunque può dare l’idea di una dimensione, di un orientamento. C’è un po’ di cielo, qualcosa di estivo, però non si riesce bene a definire.
Dopodichè ne prendo un altro che magari c’entra apparentemente poco, tipo un pezzo di un paio di settimane fa, un pezzo di colore strano che puzza di vomito e di frasi un po’ stereotipate che lì per lì mi hanno dato da fare. Un pezzo che se vado oltre e lo osservo più a fondo nasconde qualcosa dietro ai colori che ha, potrebbe perfino parlarmi di un qualcosa che avevo dimenticato, potrebbe essere un tassello importante se preso da solo. Potrebbe addirittura commuovermi e portarmi a pensare che è il pezzo chiave su cui incastrare altri puzzle.
Resto sdraiato a rifletterci e forse sì, forse è il caso di continuare, che i miei 33 anni sono vicini e certe promesse forse potranno essere prese sul serio.
Così lo avvicino al primo, ci penso un attimo e mi faccio una grossa risata perchè non possono far parte dello stesso puzzle. Dai, come si fa?! Quel pezzo farà parte di un’altra scatola…

…e invece no, invece la scatola è la stessa.
Ma?!

“I never really got there
I just pretended that I had
Words are blunt instruments
Words like a sawed off shotgun

Come on and let it out

Jigsaws falling into place
There is nothing to explain
Regard each other as you pass
She looks back, you look back
Not just once
Not just twice

Wish away the nightmare
You’ve got a light you can feel it on your back

Jigsaws falling into place “

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5 Risposte

  1. Una frase di Volo che mi piace tantissimo fa: Ero felice come quando, dopo tanto tempo che cerchi, trovi il pezzo di puzzle che ti serve x finire il cielo

    Ah i puzzle… belli e complicati!
    Ci sono quelli che all’apparenza sembrano una cavolata da fare, facilissimi… “e che ci vuole!” Invece ti metti lì, cominci, e può capitare di trovarsi con un tassello in mano che non entra dove secondo te è il suo posto. Lo guardi bene e ti chiedi “ma com’è che non s’incastra con l’altro?”… lo riguardi mille volte, e ti sembra che i colori, che quel poco che si vede combaci perfettamente con l’altro. Pur di non mollare cerchi di incastrarlo a forza.
    Eh no, forse non era quello il suo posto.
    Pensare che i puzzle, in teoria, dovrebbero essere “un gioco”, un passatempo…

    PS: stavolta mi sono persino commossa…

    23 agosto 2011 alle 12:27

    • Invece io preferisco lasciare tutti i pezzi sul tavolo, poi mi metto lì e osservo: prima o poi si dispongono da soli al proprio posto. Forzarli è controproducente, il cartone si piega e poi non sono più sicuro se combaci davvero perfettamente con il resto del puzzle o è solo la mia voglia di metterlo in quel punto del tutto.
      Però è bello vedere le reazioni delle varie persone davanti a un rompicapo, ci sono vari modi per risolverlo e ciascuno segue la propria indole 🙂

      Tempo fa una signora mi parlava del mio segno, il sagittario. Diceva che il mio pianeta è Giove, e in quanto padre degli dèi sembrava sempre in festa, organizzava cene, eccetera. Sembrava fosse sempre in festa, ma intanto osservava e al momento giusto SBRAAAAM, scagliava gli strali.
      M ci rivedo molto ^^

      23 agosto 2011 alle 12:43

      • Le risposte che dai ai miei commenti sono strepitose. Non è facile leggere fra le riga di un post, ma spesso è ancora più difficile farlo nei commenti che si ricevono.
        Davanti ad un rompicapo ognuno reagisce a suo modo, con le “attrezzature” di cui dispone. E non sempre la tecnica usata è quella giusta. Anch’io dispongo tutti i pezzi sul tavolo, ma non aspetto che si mettano a posto da soli, inizio! Sono d’accordissimo con quello che dici sulla forzatura… però, vedi? il problema credo che sia proprio quello: a volte la propria indole andrebbe domata 😛

        Lo dico io che i puzzle so’ complicati! ahahahahah ;D
        (ecco! almeno, al secondo tentativo ho riso) :p

        23 agosto 2011 alle 19:55

  2. Ma con “sarà colpa del caldo ma la gente impazzisce davvero” ti riferisci a te stesso, vero? No…perchè….io trovo che sia da pazzi cominciare da un pezzo che non sia del bordo 😉
    Poi certo, se il puzzle dovesse rappresentare la metafora d qualche cosa….ah beh allora dipende 😉
    PS: ottima song 🙂

    23 agosto 2011 alle 19:09

    • Eh Rob, a volte vorrei concedermi il lusso di impazzire anch’io e aprire… il Moleskine, perchè il libro non ce l’ho 😉
      Il puzzle è la metafora di qualsiasi situazione in cui ci si trova e partire dal bordo è un po’ come sapere già che tipo di figura si andrà a delineare, cosa che non si può sapere prima di aver finito il puzzle. A volte lo si dà per scontato, invece se si va a ravanare un po’ indietro nel tempo si trovano pezzi nelle pieghe dei vestiti messi nel cesto della roba da lavare, tra le briciole, sotto i mobili, nel portafogli…
      Ho fatto una specie di linea del tempo degli eventi e cose che sembravano isolate adesso hanno un peso diverso. Il tempo spesso dà la misura ai pezzi del puzzle.

      PS è la mia preferita dei Radiohead 🙂

      23 agosto 2011 alle 21:13

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