"…è un modo di vivere." HCB

L’ultimo giorno (uno dei tanti)

Il lavoro che faccio ha numerosi difetti (sentivo da un recente sondaggio che i programmatori PLC sono quasi tutti divorziati, e non me ne stupisco) ma anche qualche pregio. Per fortuna…
Venerdì 23 settembre, ultimo giorno a Parma. Squillino le trombe! =)
Da una parte sono contento matto: niente più autostrada, niente più incubi con pallet di pomodoro che passano ai piedi del mio letto, niente più tonnellate di brick da sbancalare, niente telefonate serali con i mulettisti, speranza di orari di lavoro più umani e magari di una vita sociale. Speranza di ferie, soprattutto, che ne ho veramente bisogno.
Ma dall’altra parte… a forza di stare tante ore gomito a gomito con altre persone ci si lega inevitabilmente a quell’ambiente. Si diventa amici, si crea un linguaggio comune, tomentoni (“bisogna che ci ragioni…”), insomma, si percorre un pezzo di vita insieme. Ed è bello alla fine del progetto salutare tutti e venire via, c’è quel clima di festa e di rilassatezza che ho provato solo negli ultimi giorni prima di licenziarmi, offuscato solo dal fatto che alle 18 devo essere da un altro cliente e non so a che ora finisco. Cioè, lo so, ma non ci voglio pensare. Cazzo, è anche venerdì sera..! va beh.
Mi piacciono questi tipi di addii, mi piace sapere che anche nelle cose belle c’è una data di scadenza che lascia spazio ad altre cose belle, magari in maniera diversa. E mi piace pensare di costruire qualcosa in ogni posto che mi capita di vivere per un certo periodo, un po’ come se fossero tante vite che si somigliano tra loro e che lascio in una specie di standby. Pronte per essere ricordate.

Ho festeggiato pranzando da solo con una pizza (ma quant’è buona quella del Christine?!) e una weiss in bottiglia.
Poi ogni tanto viene il mulettista a fare quattro chiacchiere che anche la campagna è alla fine e i ritmi sono più rilassati, e intanto che vengono le cinque studio il prossimo progetto su cui dovrò lavorare. E poi domani Reggio (se non lavoro), e domenica questi 24km a piedi in scioltezza tra Perugia e Assisi.
Bella roba! Buon weekend a tutti! 🙂

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12 Risposte

  1. Gli addii hanno sempre un gusto “particolare”…
    Mi piace un sacco il titolo del post… E mi piace anche la tua reazione, credo che sia la più giusta 🙂 Io al posto tuo avrei scritto un post di una tristezza inaudita e con dei lacrimoni… (vabè, io non faccio testo ahahahah)

    Buon fine settimana anche a te! ^^

    23 settembre 2011 alle 18:39

    • La mia è la reazione di chi non ne può veramente più. E’ da aprile che sono su questo progetto e ho dedicato tutto questo tempo al lavoro, certe sere ero talmente cotto che se uscivo con gli amici facevo scena muta. I lacrimoni ce li ho adesso che ricomincio ad avere un po’ di tempo per me e posso organizzarlo 🙂
      Intanto ieri sera, indeciso se uscire o crollare, ho optato per una cena di pesce e mi sono sfondato per bene! 😀
      Ciaooo

      24 settembre 2011 alle 09:56

  2. mbj

    Bello bello questo post.
    Ho sempre visto l’addio come un arrivederci, forse perché lascia quel sapore di cose buone che porti sempre dentro di te e che lo riassapori ogni volta che il pensiero torna a chi ti ha lasciato quel gusto retrò in bocca.

    Buon week end anche a te 😉

    24 settembre 2011 alle 10:24

  3. Esatto Marco, quel sapore buono lo chiamo catarsi ed è bello poterlo rivivere senza possedere le persone o gli spazi. E poi mi piace veder camminare con le proprie gambe le mie “creature” 🙂
    Ciauz!

    24 settembre 2011 alle 17:26

  4. OmarM

    Maestro, come ci disse un vecchio trasfertista a noi sbarbi del plc : “.. E la tua vita sarà il mondo e la tua casa una camera d’albergo..”. Anyway dopo 5/6 di quella bazza lì ho lasciato senza rimpianti le avventure di impiantistica e controllo di processo per dedicarmi alle “macchinette”. Sursum corda!

    21 ottobre 2011 alle 13:02

    • Sto pensando anch’io di saltare da qualche altra parte, è un mestiere che non permette di pianificare niente, si sta sempre in giro e quando si sta via troppo ci si lasciano indietro dei pezzi di vita. No no, credo che qualcosa cambierà… 😉
      Ciao collega!

      21 ottobre 2011 alle 15:53

      • OmarM

        Si lasciano indietro dei pezzi di vita.. Sì è proprio così che mi è sembrato tornando da qualche trasferta, ad un certo punto ho deciso che non volevo neppure correre il rischio di diventare come certi soggetti con i quali mio malgrado ho dovuto condivere tempo e vita. Buona vita direbbe il Magister Agati, non è stata buona vita ma di sicuro vita utile, scuola di vita. A volte mi viene nostalgia di certe notti quando solo sull’impianto, spostandomi di qualche passo, mi accingevo a rimirare quello che avevo fatto, creato, piccolo demiurgo dell’automazione. Ma è solo un momento, poi passa e ti rticordi di certe alzatacce e di certe avventure del menga, insomma, l’equivalente tecnologico del lavoro in miniera.
        Saluti

        15 novembre 2011 alle 17:15

  5. Omar, ma ci conosciamo? Come fai a conoscere Mario?! 🙂
    Dici bene, la soddisfazione dura poco in confronto a tutta la vita che si perde a stare con la faccia davanti al pc. Perchè è tempo perso, non ti serve per vivere meglio. Non è buona vita. Tu sei riuscito a cambiare? Cosa fai di bello?
    Io ho quasi deciso, manca poco e poi… ma sarà una sorpresa 🙂

    17 novembre 2011 alle 22:46

  6. Omar

    Può essere ci siamo “sfiorati”, conosco il Magister per questioni “istituzionali”. Quanto al concetto di perdere tempo ci vorrebbe in bel pistone di rosso per poterne disquisire adeguatamente, che si sa il SuperIo è solubile in alcool ;-). Anyway, seriamente, non tutti possiamo avere la fortuna di far coincidere la professione, l’arte, il mestiere con quello che più ci gratifica. Noi sciappinari dell’automazione si fa quel che si deve fare o se preferisci vuolsi così colà dove si puote, che la pagnotta è un gran brutto padrone ma prima di tutto io credo si possa scegliere almeno di non fare ciò che sicuramente non ci piace, tutte queste negazioni non son micca lì a caso vè che spesso si sa bene ciò che non si vuole e raramente ciò che si vuole. Insomma io non lo so ancora cosa voglio fare da grande (Magister Agati docet!) eppure sono 23 anni che lavoro in questo settore. Credo sinceramente che sia meglio avere rimorsi che rimpianti, se l’automazione non è il tuo genere, allora lascia ma tieni presente che ciò che meglio ci definisce è la capacità portare in porto una situazione, se credi che sia stato un incidente a portarti tra fabbriche e attrezzature chiudi nel modo migliore, capitalizza e riparti altrimenti cerca un ambito migliore, io mi sono spostato ma non senza fatica dai PLC alla programmazione di sistemi embedded, dagli impianti alle macchine automatiche. Solo un avvertimento, attenzione alle soluzioni “artistiche” quelle se le possono permettere solo chi ha le chiappe coperte dalla famiglia.
    Sursum corda!!

    23 novembre 2011 alle 09:30

  7. Quello che non mi va è non avere orari nè giorni di festa ed è un mestiere che per forza di cose è così, non potrà mai succedere che prima o poi si trasformi in un lavoro di ufficio che alle sei di sera sono a casa. O che posso pianificare un weekend per fare quello che voglio. Adesso siamo al punto che mi telefonano il sabato mattina per dirmi se devo andare a lavorare o meno, e sono capaci di telefonarmi alle 10…
    Se potessi farei qualcosa anche di meno qualificato ma che mi lasci padrone del mio tempo, soprattutto perchè nel tempo libero ci incastrerei qualche altro mestiere (leggi “fotografo”). Ormai ho esperienza in questo e non c’è nessuno disposto ad investire su un trentenne che voglia partire da zero, oppure leggono il mio curriculum e sgranano gli occhi quando dico che vorrei fare il magazziniere, o il commesso. Sono anche in graduatoria per fare il bidello 😀
    A febbraio mi scadrà il contratto a tempo determinato e deciderò, non mi dispiacerebbe nemmeno tentare la strada “artistica” perchè ho già qualche aggancio e di matrimoni si può campare. Poi mi rimane tutto il tempo infrasettimanale per inventarmi qualcosa. Non ho le spalle coperte ma sono abituato a vivere con poco, e poi sta per diventare un rimpianto quindi sto decidendo di darmi un anno di tempo. Tanto di programmatori plc ne cercano sempre, ho esperienza sia su Siemens che su Omron e se quella dev’essere la mia vita lo sarà, ma prima vorrei provare a realizzare un desiderio.
    L’umore è alto, sempre, sarà anche merito dei pistoni di rosso… 😉
    A presto, e grazie!

    24 novembre 2011 alle 21:45

  8. Omar

    Di sicuro la programmazione per il controllo di processo crea qualche interferenza con la gestione del proprio tempo personale ma la modalità cui fai riferimento non è certo la norma, ma è tipica di una azienda piccola, disorganizzata e che lavora di subappalti. C’è modo di lavorare meglio.
    Facciamo così tu intanto pensaci bene, cerca di capire se questo è un tipo di lavoro che ti prende, se sì allora, se vorrai, contattami almeno un mesetto prima della scadenza del tuo contratto può darsi che possa segnalarti qualche posizione in aziende che non ti chiedano a fronte del rapporto di salariato la disponibilità di chi rischia del proprio.
    Saluti

    26 novembre 2011 alle 10:57

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