"…è un modo di vivere." HCB

Marcia per la Pace, 50° candelina. E un cero.

…e io c’ero :p
Non so perchè continuo ad avere di queste pensate. Come quella di partecipare alla Marcia per la Pace (Perugia-Assisi) dopo una settimana del genere, che mi vede passare il sabato in camera sdraiato sul letto, con il cuore che sventola bandiera bianca e i piedi che formicolano. Ma alla fine cazzo me ne frega, se ci rimango in mezzo passo anche per martire e bam! in un colpo vengono azzerate tutte le cazzate fatte fin’ora 😀
Questa marcia per la pace è iniziata con un atto di violenza totale e deliberata: domenica, sveglia alle 2 del mattino. Sono passato in bar a salutare gli amici davanti a una Sambuca e poi via sul pullman di RockNoWar, cercando di sfruttare ogni centimetro del doppio sedile per dormire. Poi una voce: chi ha intenzione di fare la marcia lunga deve scendere qui. Ci troviamo sull’asfalto con gli occhi a fessura e ci contiamo: solo noi sette? E gli altri?! La risposta è coperta dal sibilo della porta pneumatica del pullman che riparte e ci lascia stronzi lì, non si sa bene dove.
Alla prima salita è stato subito chiaro per tutti quale fosse il nostro compito: resistere. Resistere e arrivare in fondo, e così abbiamo fatto, non ragendo alla stizza di una pacifista incazzata perchè al bar qualcuno ha appoggiato la tazzina del cappuccino sul suo piattino, sopportando le file ai bagni, mangiando riso freddo e birra calda, schivando i bastoni cavaocchi delle bandiere della pace, dribblando i venditori di paccottiglia cattopacifista e sopportando il caldo e la fatica col sorriso e le chiacchiere. Ma si sa, queste manifestazioni attirano venditori di merci e idee, uomini-ufo, ferventi boy-scout e casi sociali che fanno di tutto per dare il peggio di sè e boicottare l’evento apparendo in buona fede; per fortuna ci sono tante altre persone normali, importanti come Alex Zanotelli in camicia blu e meno importanti come noi sette sfigghi che sono lì per condividere un’esperienza. E così siamo arrivati a Santa Maria degli Angeli, dove noi veterani abbiamo fatto una sosta alla Porziuncola e al ricco buffet nel parcheggio mentre i più giovani hanno insistito per arrivare fino ad Assisi pur di prendere l’acqua, rinunciando alla merenda del campione a base di ciccioli frolli, salumi vari e lambrusco. Poi di nuovo il pullman e la ricerca dei preziosi centimetri per dormire, per arrivare di notte con le forze azzerate, giuste giuste per una doccia e una pseudo cena a base di crocette secche da venerdì e miele. Non certo per sopportare mia madre, che invece di lasciarmi in pace si tira su da letto -lamentandosi di quanto è stanca- e vuol sapere ad ogni costo com’è andata, se mi è piaciuto, se sono stanco, se ho già fatto la doccia, se penso di andare a letto subito, se domani mi tocca andare lo stesso a lavorare, se riesco a prendere le ferie e se ho poi deciso di pagare il carrozziere che mi ha chiesto 280€ per un alzacristalli elettrico posteriore che non uso mai… :p
Credo che se riesco a mantenere la pace con i miei famigliari non ho bisogno di andare a marciare in giro per l’italia. Grazie mamma, buonanotte, ci vediamo domani.

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4 Risposte

  1. TU-SEI-UN-MITO!
    ahahahahah non hai idea le risate che mi sto facendo :p
    Capisco che non c’è nulla di divertente ma io mi son rivista tutta la scena… praticamente la vera maratona/sfida era la ricerca dei preziosi centimetri… dall’inizio alla fine… il vero traguardo ahahahah
    Scemenze a parte, ti stimo davvero lo sai. E ti invidio moltissimo x la forza, x il coraggio che hai. Grande Checco! ;D

    26 settembre 2011 alle 19:42

    • No no, era tutto divertente, se la si prendeva per il verso sbagliato sarebbe stata una tragedia. Ma avevo i giusti compagni di viaggio e poi ad Assisi vuoi che il mio omonimo non ci metta del suo? 🙂
      E’ una di quelle esperienze da dire di sì senza pensarci, e nonostante più le faccia e più diventi anticattolico sono sempre dell’idea che ci sia del buono in queste cose ed è importante esserci. Poi anche le disavventure diventano qualcosa da raccontare 🙂
      Non c’è da invidiare, basta dire di sì e buttarsi. Anche buttarsi via, a volte 😀

      26 settembre 2011 alle 21:05

  2. Eh, la mamma è sempre la mamma ! 🙂
    Però dev’essere stata una gran bella esperienza davvero, un po’ faticosa per i miei gusti ma sicuramente parecchio soddisfacente !

    27 settembre 2011 alle 08:15

    • Da una certa età in poi i ruoli si invertono, poi siamo noi figli a dover badare le nostre mamme… e che pazienza che ci vuole! 😀
      Sì, poi sono stato contento perchè al di là dell’esperienza forte si lega tanto con i compagni di viaggio, e vedere il Geo in tenuta da Magnalonga, sobrio, in un contesto simile faceva un po’ strano… 😉

      28 settembre 2011 alle 07:13

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