"…è un modo di vivere." HCB

Muovere. La testa, oltre che le mani.

Chissà gli insetti come muoiono. Voglio dire: le persone muoiono perchè si ammalano e in genere lo sanno con un po’ di preavviso se il loro cuore cederà. Gli insetti invece ad un certo punto si spengono, come una formica trovata aggrappata sul muro. Chissà perchè ha smesso di funzionare. Come se fosse rimasta senza batteria, così, da un momento all’altro, mosche che un momento prima erano aggrappate ad un vetro e un momento dopo -tic- sul davanzale della finestra. Mi affascina la morte così veloce, senza un perchè apparente. Non so neanche se gli insetti abbiano un cuore, però qualcosa si ferma, una vita di pochi giorni e c’è già qualcosa che smette di funzionare. Che fregatura.

E’ fastidioso avere a che fare con persone che sanno dare solo risposte scientifiche alle cose. Non dicono niente di nuovo, non comunicano niente, non è possibile intavolare una discussione partendo da uno stralcio di enciclopedia. Per questo preferisco chi sa trovare una spiegazione magari irrazionale, ma creativa. Non mi ritengo una persona intelligiente, ho mollato l’università dopo due anni perchè, pur studiando, i concetti sfuggivano dalla mia testa. Non li ricordavo. Però so collegare le cose tra loro, se mi dai un sottobicchiere sbriciolato ci so vedere delle forme che a te non erano venute in mente e se ho una macchina fotografica in mano probabilmente ti posso dare la paga. La mia “intelligienza” non è quantificabile, forse sono solo creativo ma preferisco avere questa testa piuttosto che sapere che se non mi disinfetto entro tot minuti rischio di beccarmi il tetano o l’epatite. A parte che non uso il disinfettante, e poi non mi serve a niente saperlo, capisci? Mentre invece preferisco avere la battuta pronta e farti ridere, e l’istante dopo magari capisci che la mia non era solo una battuta alla cazzo ma era quasi ragionata. Anche se te l’ho detta come risposta a una tua domanda. E questo è anche uno dei motivi per cui ho molte più amiche che amici, le ragazze sono molto più fantasiose e visionarie. Non mi interessa sapere come sono realmente le cose, un’idea me la sono già fatta, mi interessa sapere come le vedi tu. E se mi dai una risposta da manuale me ne faccio di poco.

Conosco persone che non sanno gestire i vuoti, quando se ne trovano uno davanti l’unica cosa che fanno è riempirlo perdendo così tutta la potenzialità nascosta in quel buio fatto di vertigine. Che dà anche un po’ di attrazione. Il vuoto serve, sempre. Ti mette di fronte a te stesso, ti apre, o ti chiude e ti interroga finchè non hai una domanda con cui controbattere. Il vuoto è una dimensione che mi piace molto, è come la fame appena prima di mettersi a tavola o il sibilo sordo che senti nell’apnea prima di riemergere e prendere fiato. E’ un attimo bello perchè sai che prima o poi verrà soddisfatto e a volte è piacevole dilatarlo e sentirlo crescere in quanto esigenza. Che è poi quella che genera pazienza, e se hai tutto il tempo del mondo puoi ritenerti invincibile.

Dietro agli occhi ci sono specchi rotti. Pensavo a questo due sere fa, sul divano di casa tua mentre guardavamo la televisione. Non so come mi è venuto, forse per il tuo passato o per il mio, dici sempre che sono eccezionale e forse ci crederò prima o poi ma alla fine credo che rimangono sempre dei vetri da qualche parte con cui ci si taglia quando meno ci si aspetta. E sono quegli stessi vetri che ti costringono a fermarti e a succhiare il sangue dalle ferite per disinfettarle, e puoi scrollarti le spalle o cercare di capire prima di andare avanti e non so se a quel punto la tua vita è davvero così, è stata davvero così. Di bugie non te ne direi, mai, nemmeno dopo una serata a mangiare al cinese. E tutte le volte mi sono fermato a succhiare il sangue, perchè non mi interessa andare avanti di per sè, magari per un’accresciuta capacità di voler bene alle persone o per incoscienza, che un figlio è una roba grossa, ma le robe grosse diventano affrontabili se prese una per volta. Magari da qualcuno con un po’ di crosta. Di sicuro non riesco ad andare a letto presto la sera. Colpa tua, e io te lo lascio fare volentieri, anche se ci conosciamo solo da una settimana e di correre di sicuro non se ne parla: lo si fa.

Era dopo pranzo, avevo addosso la polvere di una mattina a spalare ghiaia e non volevo sdraiarmi sul letto. Così ho fatto un sonnellino sullo scendiletto, un sonnellino in un non-luogo. Augè sarebbe stato fiero di me, che da una necessità primaria ho ricreato un concetto sociologico teorizzato sfruttando gli oggetti di uso comune presenti in camera mia. Mi affascina anche solo la parola, “non-luogo”, un sito in cui non-stare. Ha già dentro di sè un movimento, ideologico ma anche fisico, di qualcosa che può essere vissuto solo se ci si rifiuta di fermarsi al suo interno. Come quando si conosce una persona durante una passeggiata. In una società in cui la personalità individuale è fondamentale, è piacevole diventare solubili e inafferrabili tutto d’un colpo, perciò ogni tanto vado volentieri a passeggiare nelle gallerie dei supermercati senza bisogno di acquistare niente, solo per il piacere di camminare in un non-luogo e di sentirmi uno dei tanti. Comprate uno scendiletto, vi sentirete meglio.

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8 Risposte

  1. Boh! Io non so come fai, ma starei ore a leggerti.
    Non ti ritieni una persona intelligente (nemmeno io), non hai finito l’università… ma quando uno sa usare la testa, intesa davvero a 360 gradi, come fai te…chissenefrega degli studi!
    Sei una persona in gambissima, dalle mille risorse e potenzialità. E sai che questi non sono complimenti xkè lo penso davvero 😉

    e cmq: BUONGIOOOORNOOOO!!! 😀

    7 ottobre 2011 alle 05:51

  2. La prima parte del tuo post mi ha ricordato una canzone dei Depeche che fa “Death is everywhere, there’s a fly on the widescreen, for a start”…
    Per il resto dò ragione a kisskiss, pure io starei ore e ore a leggerti !

    7 ottobre 2011 alle 08:15

  3. mbj

    La stupefacente bellezza dello spazio vuoto sta nel lasciarlo colmo di spazio mentale.

    😉

    7 ottobre 2011 alle 14:17

  4. E’ che in questi giorni mio padre mi sta schiavizzando e mentre muovo le mani (e anche tutti, ma proprio tutti i muscoli del corpo) penso a flusso continuo. Questi sono solo stralci di pensieri che ho vomitato ieri sera prima di andare a letto, e mi brucia perchè ne avevo fatte altre di pensate interessanti ma non potevo segnarmele ogni volta che mi venivano in mente, mio padre mi avrebbe spezzato gli alluci 😀
    Comunque ho notato che sono attratto dai vuoti e dai non-luoghi, in un certo senso da tutto ciò che è mancanza. Oh, si vede che è un periodo che va così, vuoto contro vuoto, per bilanciare la pressione che ho dentro con quella che c’è fuori 🙂
    Grazie a tutti.

    7 ottobre 2011 alle 16:07

  5. E’ un discorso magnetico il tuo…non me lo spettavo dopo la premessa degli insetti. Io invece sono molto attratto dalle menti analitiche e “dotte”…di aleatorio e pindarico basto io!
    Ps: Se lavorare con tuo padre fa rimuginare così mi unisco! 😉

    8 ottobre 2011 alle 12:08

  6. Pingback: Sette su sette. « Circle of ConFusion

  7. Sai qual è l’unica cosa di cui mi dispiace?Che posso cliccare una sola volta sul bottoncino “Like”, anche se dovrei farlo fino all’alba.
    Davvero, sono senza parole. Complimenti!

    26 gennaio 2012 alle 22:24

    • Grazie, ma non c’è da fare i complimenti, gli oggetti e le situazioni parlano da sole e qualche volta mi sento capace di ascoltare. Succede poche volte ma è tutta questione di esercizio 🙂

      27 gennaio 2012 alle 08:19

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