"…è un modo di vivere." HCB

Colorno

Ex Ospedale PsichiatricoEx Ospedale PsichiatricoEx Ospedale PsichiatricoEx Ospedale PsichiatricoEx Ospedale PsichiatricoEx Ospedale Psichiatrico
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Colorno [Pr], un set su Flickr.

Colorno è una parola che se non ci sei stato rimane una parola. Ma se sei lì, adesso, te le toglie tutte.
Ci si arriva attraversando un’ora di nebbia a cuor leggero e a macchina calda, che sembra quasi di non essere nemmeno in novembre e massì, la giacca la lascio in macchina. Poi una volta entrati nel primo corridoio l’aria è giusta giusta quella che serve per respirare, si parla sottovoce e solo quando ce n’è davvero bisogno, l’udito serve solo per ascoltare i propri passi e la vista è l’unico senso che funziona.
Si cammina su vetri rotti e macerie tra carrozzine e letti, documenti, oggetti appartenuti a qualcun altro in un’altra vita, addobbi natalizi, foglie secche. Le persone che vivevano lì sembrano essersene andate all’improvviso, rimangono i nomi sui fogli, vestiti lasciati a marcire negli armadi, piatti, padelle, santini sui comodini pronti per le invocazioni della sera. La nebbia non filtrava dai vetri rotti ma era tenuta a bada dall’edera, a volte morta per terra sul pavimento, muri neri dagli incendi, porte aperte infilando un dito nella serratura. E’ un posto da andarci in pochi, in silenzio, con un filo di paura che mantiene vigili e fa cogliere i dettagli in modo che le foto vengano bene. Non belle, bene. Che lì di bello non c’è niente, solo emozioni difficili da descrivere, da gestire, molto ancora da elaborare. Non sono nuovo a questo genere di posti ma Colorno è quello che mi ha permeato di più, mi ha steso. E non credevo, quando ne sono uscito.
Questo è quello che ho visto.

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8 Risposte

  1. Non ce l’ho fatta a vederle tutte…troppa ansia…la mia preferita (tra quelle che ho visto) è quella con le scarpe bianche sul giornale…bravissimo!

    20 novembre 2011 alle 20:12

  2. Mamma mia che “spettacolo”..!
    E’ tutto fermo nel tempo. Il silenzio. Anche a solo guardarle si fa rumore.
    Le scarpe, la cartolina, il telefono…tutto fermo. Quei bigodini sparsi x terra.
    Anche se c’è del colore, quasi non si vede.
    E c’è una foto che mi parla più delle altre. Un fiore, rosso… “Ti regalerò una rosa, una rosa rossa x dipingere ogni cosa”

    Un album stupendo Checco!

    20 novembre 2011 alle 20:55

  3. Le foto sono belle, come sempre… Però questa volta sono angoscianti. Sarebbe la location ideale per un film horror… A me fanno paura, davvero…

    21 novembre 2011 alle 09:27

  4. Mettono un po’ di ansia… soprattutto quella della finestra con la sedia a rotelle in penombra… sarà il “set” dell’Ospedale ma mi hanno fatto comunque pensare tantissimo al Colornese Basaglia…

    Comunque bando alle ciacie… belle come sempre! 😀

    21 novembre 2011 alle 16:19

  5. E’ stata una delle poche volte che sono veramente soddisfatto delle foto, ancor prima di andarci avevo deciso di fare tutto il servizio in bianco e nero ma poi guardandole ho preferito tenerle così: il bn crea distanza, sarebbero sembrate senza tempo e invece è un posto che ho sentito a contatto con la pelle e volevo rendere il più possibile questa sensazione. Colorno è ora, da qualche parte, ma nel presente e non in qualche passato dall’altra parte di una legge (Basaglia, appunto).
    Grazie a tutti per averle guardate fino a dove siete riusciti 🙂

    22 novembre 2011 alle 18:15

  6. Un pugno allo stomaco..

    22 novembre 2011 alle 22:00

    • il mio stomaco può testimoniarlo 🙂

      22 novembre 2011 alle 22:00

      • Spero che il tuo stomaco si sia ripreso 🙂
        C’è chi ha detto che da quel posto non si esce mai del tutto e credo che sia profondamente vero, a distanza di giorni mi fa effetto che esista un posto del genere, che sia esistito un posto del genere.

        24 novembre 2011 alle 21:11

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