"…è un modo di vivere." HCB

Blueberry swing | e un casqué.

Ho iniziato a mettere a posto le foto di Cracovia, a caldo. Calore di famiglia. Mi manca la vita da ostello, il non sapere chi incontrerai davanti al boiler del tè, le porte che si aprono dal nulla e nascondono mondi paralleli, locali da ballo in cantina e nasi rotti contro il bancone, ragazzine “oh my god you’re italian! really?” e. Passi che arrivano, per andare in bagno si aspetta sdraiati sul letto, cigolio di legno d’abete, attese ben lontane dai miei tempi da uomo pratico. Poi giù in strada il freddo, un freddo cattivo ma solo se ti fermi per una vetrina, o per sincronizzare il passo a quello del gruppo. Il fiato diventa ghiaccio per gli occhiali e piercing su sopracciglia e brillantini per la sera, quando si resta in casa a bere tè e a parlare con chi trovi, e a volte c’era uno sguardo in più. Per me, mi piace pensare. L’ostello è un porto per naufraghi, paghi volentieri il prezzo pur di stare lì a bere vodka e storie che passano, alcune noiose e poi ci riderai su quella sera che preferivi evitare, che era meglio non conoscerlo. L’inglese. Poi ci sono anche persone belle, Cecile che si è aperta a fiore in un’alba troppo lunga, landscapes urbani che progetta, francese di Praga, e Jagoda che era già frutto, già sapore, con quella felicità che si ha senza possederla. E che spero di ritrovare, legata allo stampatello di un post-it giallo, bottiglia a forma di macchina fotografica passata di mano su un mare troppo freddo che chissà. La Vistula e i suoi ponti, romantico ma poco pratico, al fine di. Stanza in cui ti ritrovi, che accoglie senza chiedere il permesso, rende vulnerabile senza disarmare. Persone così non hanno peso e averle con sè non è fatica. Non faccio niente per trattenere, non fare: essere. Persone. Sguardi. Su cui appoggiare sguardi.

Ero quello dal letto più lontano, mi viene naturale così, di fianco alla porta. E ascoltavo, tacendo più del dovuto, la voce della città. Volevo trovare le parole giuste. “Cracovia.. Cracovia..” Lascia che le parole ti si sciolgano in bocca “Cracovia..” Le senti in gola quelle C, fanno lo stesso rumore della legna asciutta di quercia che crocca nel camino, la stessa resistenza della neve sotto le scarpe “crump.. crump.. Cracovia.. crump..”. Silenzio, piccioni che non volano, ali sotto le ascelle contro le vetrine. Poi le esplosioni di ilarità del numero, sette persone che generano cazzate, nome scritto dalla monaca su un cofano che non ti toglierai mai più, treni in calzamaglia con la micia che suda, “te un esen” a chi non capisce e sorride, persone che usano più gli occhi delle parole e teste d’aglio intascate al supermercato e i conti fatti ancora adesso in zloti, moneta unica tintinnante in tasca che ti sembra di avere e invece hai già speso in Rosso del Rubicone tipico polacco-romagnolo. E Auschwitz, ma quella è un’altra storia e di quel giorno non sono ancora pronto a dire, a raccontare. Ho chiuso, a un certo punto, era notte fonda e non me la sentivo. Rimane la neve, più qua che là, e un clima ben più mite nonostante i meno due. Sono tornato ma non del tutto, che ci si assorbe a vicenda e quando si parte non è mai una cosa netta. Ho detto quando si parte, non quando si torna, strana cosa non voluta.
Mi sono accorto che le impronte sono più profonde adesso che torna primavera.

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4 Risposte

  1. Il like a questo articolo è fin troppo facile!mi sono pentito di non essermi unito a voi,sarà per la prossima volta,magari in un posto più caldo:-)!

    9 febbraio 2012 alle 22:42

    • Dovresti sapere che ai Viaggi del Peccato bisogna sempre dire di sì… 🙂
      Anche l’Isa ha tirato il pacco e si è persa molto, è stato uno dei giri più belli che io ricordi e poi i paesi dell’Est e il loro fascino filosovietico hanno sempre il loro perchè. Mi piacerebbe tornarci verso l’estate per girarla a modo visto che il freddo costringeva a tenere le mani in tasca e non sono riuscito a fare le foto che volevo. Ci organizziamo, tanto con la Ryan da Bologna è un attimo!

      9 febbraio 2012 alle 23:21

  2. Roberto

    Quando si ha la possibilità di essere vissuti allora non c’é più motivo di temere.

    11 febbraio 2012 alle 11:52

    • Bella Gibbo, pollice su per te! 🙂

      11 febbraio 2012 alle 11:56

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