"…è un modo di vivere." HCB

Oświęcim | Auschwitz

L’altra notte stavo mettendo a posto le foto della Polonia. Sono arrivato alle foto di Auschwitz e d’istinto ho distolto lo sguardo. Mi era già successo una volta di fare foto contro ciò che sentivo “di pancia”, l’avevo fatto per fare un favore a mio papà ma alla fine abbiamo deciso di cancellare tutto. Stavolta no. Ho spento il pc, l’ho riacceso ieri pomeriggio e le ho riguardate tutte.
E’ stata una scelta di pancia anche andare ad Auschwitz, l’ho sempre identificato come il luogo della più grande aberrazione umana mai avvenuta nella storia. Sì, c’è stato Hiroshima, ma è stata una cosa veloce, se si può dire così… qui invece l’uomo è andato avanti per anni, con una crudeltà e una metodica che non hanno eguali. Auschwitz e Birkenau, ora tutta la storia letta nei libri ha una forma. E colori, quei pochi che l’inverno concede. Ma più di ogni altra cosa il freddo, cattivo per davvero, di una cattiveria gratuita. Passava attraverso i tanti strati di tessuto tecnico e il cibo caldo, e pensavo a loro, là, che resistevano un mese, nemmeno un mese, i più resistenti di più o probabilmente era solo questione di probabilità. Mi ha impressionato lo spazio, file di “blocks” e tutto quel vuoto in mezzo, nel nulla della campagna. E ogni tanto una torretta. E ho pensato che tutte le parole, e tutti i pensieri, o le poesie, o l’inchiostro di scrittori e artisti famosi non riuscirà mai a colmare il vuoto lasciato da tutte quelle vite (vite!) che occupavano spazi così stretti.
Se l’inferno può manifestarsi, allora è Auschwitz. E ci riflettevo prima di partire, senza preoccuparmi di avere abbastanza pelo sullo stomaco perchè non è tanto essere lì, quanto quello che viene dopo. Sono venuto via in un silenzio diverso, non avevo niente da dire, avevo gli occhi pieni e tutti gli altri sensi svuotati. Nessuna domanda, che non ce n’è lo spazio.
Anche se sono nato dopo, anche se non può essere stato per causa mia, anche se è facile relegare tutto in qualche piega del passato sperando -anzi, ponendo se stessi sullo scranno del giudice e pretendendo- che chi è stato risarcisca, adesso che fa parte anche del mio passato non mi riesce di schierarmi e puntare il dito. Non avrei la forza di tenere alto il braccio. In quanto uomo, mi viene solo da pensare al libro di Primo Levi e farlo diventare “Se questo è l’uomo”. E addirittura c’è stato qualcuno che nonostante il poco tempo e la poca vita a disposizione è riuscito a trascendere Auschwitz. Non ci si crede. Capire che ci sarebbe stato un “poi” e che non sta alle vittime il compito di giudicare, ma all’uomo che verrà dopo. E sarà costretto a fare i conti con se stesso.
Un milione e quattrocento mila, un numero fatto di vite.
Auschwitz

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4 Risposte

  1. Tutto vero anche se secondo me ci sono troppo assoluti in questo post. Ritengo ci siano stati massacri ben peggiori sia in termini di violenza, numero di morti, durata nel tempo, ma alla fine Auschwitz pare essere stato eletto a simbolo di tutto quello che l’uomo malvagio può fare e che quindi va rifuggito con ogni mezzo. Ma non dimentichiamoci di tutto il resto. I primi che mi vengono in mente in ordine sparso…. Cambogia, Russia, Cina, Timor Est……..

    13 febbraio 2012 alle 10:31

    • Confesso di non sapere molto di altri massacri, penso al Darfur e alla Sierra Leone ma anche alle repressioni in tutti i regimi totalitari. Ho visto più volte i luoghi di guerra della exYugoslavia dal ’98 a oggi ma l’impatto con i campi di concentramento è stato il più forte, e di questo ho scritto. Non era mia intenzione fare una classifica assoluta, infatti ho parlato in prima persona perchè per quella che è la mia esperienza diretta per me è così.

      13 febbraio 2012 alle 11:28

  2. osvaldo

    io sono oswaldo, in questo momentovivo a brno rep.ceca
    il primo fine settimana libero , avevo una rosa di posti vicini da visitare, Vienna,Brno, Monaco, Budapest, ecc.
    Ma ho deciso di visitare Auschwitz, credo che il minimo che si possa fare sia dare contin uità a non dimenticare, per contribuire al non ripetersi.
    Quando arriverò in que dannato posto, sarò uno dei tanti deportati.
    osvaldo siemoni

    14 marzo 2012 alle 08:52

    • Sì, credo anch’io che sia importante esserci, essere testimoni oculari di quello che è rimasto e darne testimonianza, uomini tra gli uomini e per gli uomini.
      Grazie del passaggio 🙂

      14 marzo 2012 alle 12:12

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