"…è un modo di vivere." HCB

Ermes

Avevo un paio d’ore libere e mi andava di fare due passi sotto questo cielo a stracci, avevo un gioco nuovo, il Sigma 50 f1.4 comprato usato, non sono mai andato d’accordo con il cinquantello ma da quando sono passato al full frame è stato amore. Ho preso solo lui e il 28mm Zuiko, in caso di necessità. Ho scoperto il termine “flaneur”, che indica chi va a zonzo per la città senza meta, i francesi fanno sembrare fighi anche i perdigiorno 🙂
Sono capitato davanti a una serranda a mezz’asta, con una persona seduta su una sedia sul marciapiede che guardava verso l’interno. In un attimo ho scattato, mi hanno beccato, “mo vin bein chè… tìn, tìn (trad: vieni qui… tieni, tieni)” e mi son ritrovato a chiacchierare con Ermes e due suoi amici sorseggiando un trebbiano fresco il giusto alle cinque del pomeriggio. A stomaco vuoto, la merenda dei campioni. Parlavano di gnocco fritto, e di gnocca che ai loro tempi ormai se ne parla al passato, e delle persone che incontrano in quell’osteria minuscola ma sempre piena. Ermes a Modena è un’istituzione, non si può nè prenotare nè ordinare, ci si va e si mangia quello che ha preparato sua moglie e se si protesta Ermes ti dà del “Gabiàn”. E i ragazzini che ci passano davanti ci marciano sopra: “Gabiàn!” E lui risponde sempre sorridente.
Non ci sono mai andato, mi dispiacerebbe rifiutare i cannelloni che non vanno d’accordo con la mia intolleranza, però devo portargli la foto che gli ho fatto e credo che tenterò la sorte.
Ermes1
Ermes2

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7 Risposte

  1. hahaha “flaneur” (far flanella)….mia nonna me lo diceva spesso quando da ragazzino ,in bicicletta vagavo senza meta

    25 aprile 2012 alle 13:04

    • Massè?! Si vede che certe espressioni hanno una radice comune, mi intriga ‘sta cosa, chissà da cosa deriva..

      26 aprile 2012 alle 20:07

  2. Ho visto quelle foto, ora non mi ricordo se su FB o su Flickr. Io non sono mai andato a Modena, ma quella città (e, da ignorante, l’Emilia in genere) me la immagino proprio così 🙂
    Mi sa tanto di film “Radiofreccia”, e bada ben che è un complimento dei migliori 🙂

    25 aprile 2012 alle 14:49

    • Ah fai te! Radiofreccia è uno dei miei film cult! 🙂
      Credo che ci sia una specie di filone che ci accomuna, o almeno parlando di Reggio, Modena e Bologna -perchè le altre non le conosco- non sono città che ostentano le loro bellezze ma richiedono un po’ di tempo per essere scoperte. E’ bellissimo scoprirne le microrealtà, ci sono veramente dei mondi dietro a certe saracinesche.

      26 aprile 2012 alle 20:10

  3. Checco sei riuscito a “rapirmi” col tuo post anche stavolta,come quando leggo Nick Hornby.Se tu scrivessi un libro di racconti come questi lo comprerei senza indugi.Certo magari se ci fosse qualche termine tecnico-fotografico in meno…:-)
    Io per i cannelloni ci sono,e se ti senti male te li finisco io,tranquillo!;-)

    25 aprile 2012 alle 18:48

    • Se mi sento male mi sa che è meglio evacuare il centro prima che sia troppo tardi. Attentato, attentato! 😀 Sarebbe figo però scrivere un libro così, vediamo se posso giocarmi la chance con quello che devo preparare per il 2013 😉
      Un sabato però potremmo organizzare un pranzo da Ermes, vorrei vedere Fugghy e Denni alle prese con Ermes: “Gabiàn, tò medra a t’in dà brisa da magnèr a cà too?!”

      26 aprile 2012 alle 20:13

      • Mi sa che Fugghy e Denny lo manderebbero in fallimento a forza di bis,Ermes!:-)

        26 aprile 2012 alle 23:35

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