"…è un modo di vivere." HCB

Bi.Ci.


Chiudo il buio dietro al portone, punto i piedi, inspiro, sbuffo.
Venti, trenta, di botto. Aria a boccate nei polmoni e sotto la maglietta, asciuga, c’è un cielo terso che fa voglia, è una parete senza appigli, qualche nuvola. Ricorda qualcos’altro. Un altrove.

I primi metri sono quelli che mettono voglia di fermarsi, sono quelli sull’asfalto, il cuore accelera e lo sento bussare, respiro male. Impugno le estremità della bici per migliorare la leva, creare tensione nelle gambe, sento i pantaloni stringersi sulle cosce e la strada cambia in ghiaia, le pedalate diventano un galleggiare leggero su un altro elemento fluido, tra i pioppi e i campi di granturco che fanno pizzicare il naso.

Ho una foto in testa, un taglio d’occhi e un vestito della festa, poche parole scambiate, come quelle che mi si impastano in bocca dal vento di ponente. Le gambe misurano le distanze in metri e i pensieri in giorni, ho solo un corpo e non so dov’è, stringo con più forza, cambio, allungo il rapporto e spingo sulle punte per allontanare la distanza, renderla più vicina alla mia fronte che fa da prua e prova a tagliare un muro che non c’è.
Ma si sente, cigola in curva, fruscio di foglie, un mare d’erba medica che non mi sa curare dentro.

Aria a boccate nei polmoni e sotto la maglietta, asciuga, guardo verso il cielo e il sole entra di taglio negli occhi, perdo contrasto e mi tengo saldo alla memoria della strada per seguirne le buche, spingo, arrivo quasi al crampo e trattengo il muscolo un attimo prima, un nome, un po’ prima del limite, mani, nocche bianche, il cielo è una parete senza appigli, respiro, ancora quegli occhi, i miei e un moscerino in un angolo, metri fatti di buche e una bici che continua a galleggiare su sensazioni che sono solo mie, un pomeriggio di settimane fa e solo quello, e non so che pensieri, se sei mai tornata a quel pomeriggio, se la tua esperienza ti riporta mai a ripensare a quello che poteva essere o vai sempre avanti come faccio io lasciando indietro solo ghiaia scansata e sparata da una ruota che poi ritorna immobile, ritorna solida.

Vorrei poter togliere i pensieri come si toglie la maglietta prima di una doccia, lavarli con acqua fredda e sapone all’alloro, tenerli nel cavo della mano per berli o soffiarli via, ingrandirli come bolle di sapone e guardarci attraverso, rivederti in altre occasioni, al mercato, a un tavolo, mentre sei in macchina e mi lasci passare, vederti sfilare in bici o guardare da un’altra parte, nella stessa estate.

C, ho una tua foto e il suono delle tue parole che già non ricordo, qui hanno allagato i fossi e i papaveri non ci sono quasi più, tra poco taglieranno il grano. Spingo sulle punte che mi riportano verso casa, aria a boccate nei polmoni e sotto la maglietta, il cuore va un po’ meglio,
ho la tua foto in fronte e ancora sento le gambe vicino al crampo.

Forse non saranno loro a renderci vicini.

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15 Risposte

  1. Rocco R.

    Ho la presunzione di non mettere mai cuffie e auricolari quelle volte che giro in bici. Non sia che perdo un suono o il rumore che fanno i raggi delle ruote.

    13 giugno 2012 alle 07:56

    • Nemmeno io uso le cuffie, è bello sentire i rumori.
      E poi ho un intero database di canzoni in testa, al massimo canticchio mentalmente.

      13 giugno 2012 alle 08:08

      • Io no, non canto, nemmeno mentalmente. Mi guardo attorno, e mi viene sempre da ridere. Ma che cazzo avrò da ridere?!

        13 giugno 2012 alle 14:20

        • Da ridere?! Io al massimo sorrido tra me e me, me ne accorgo perchè la gente che incrocio mi guarda strana..

          13 giugno 2012 alle 14:50

          • Ma il sorridere lo davo per scontato. E la gente mi guarda strano e male da una vita.

            13 giugno 2012 alle 14:54

            • la gente avrà le sue ragioni 😛

              18 giugno 2012 alle 20:04

              • Ma veramente, mi sento davvero trattato male. Me lo merito, mi chiedo? Me lo merito, mi rispondo.

                18 giugno 2012 alle 21:54

  2. Bellissimo video, complimenti (ennesimi ma meritati !). Però vai troppo forte in bici, se dobbiamo andare in giro insieme bisogna che rallenti un po’ ! 🙂

    16 giugno 2012 alle 18:17

    • Sulla ciclabile prima di casa mia ho spinto fino ai 40 all’ora ma li mantengo per poco, ma non ti preoccupare che in salita mi riprendi alla grande.

      17 giugno 2012 alle 02:00

  3. le riconosco queste scarpe 🙂 mi ricordano una domenica pomeriggio ad attendere di un autobus che non arrivava, e noi a parlare di camminate con scarpe “palmate”… ricordi?
    bellissimo video e bellissime parole

    18 giugno 2012 alle 20:07

    • Mi ricordo sì, e “mi spieghi checcazzo è Formizine?!” dove lo vogliamo posizionare nella hit parade? 😀
      Il 9 luglio le riporto a Roma per il concerto dei Cure, però mi dicono che tu sarai a casa e purtroppo non posso tirar dritto fino a lu mare 😦

      18 giugno 2012 alle 20:20

      • sto mare spetta a te!!
        checcazzo è formizineee?? e mi lanciasti una margheritina molotov 😛 :-*

        18 giugno 2012 alle 20:42

        • Non ci sono più le margheritine di una volta!
          Per il mare… mi piacerebbe un sacco, vedo quel che riesco a fare 🙂

          19 giugno 2012 alle 08:23

  4. Tragedia, la ruota della mia bici si è forata. Non dovevo leggere questo post! :/

    19 giugno 2012 alle 08:29

    • Flavia, falla aggiustare e vendi la Vespa! Cosa c’è di meglio di una sgambata ogni tanto? Poi è bello arrivare tutti sudati, ti rendi davvero conto di chi è tuo amico e chi sta con te solo perchè usi il deodorante! 😀

      19 giugno 2012 alle 10:25

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