"…è un modo di vivere." HCB

Essere

Son partito dopo il lavoro, una doccia e sudavo ancora. L’Emilia sa essere molto calda di domenica pomeriggio. Mi piace il lavoro che ho scelto, lavoro quando gli altri fanno festa e viceversa. Sarà un problema se mai avrò una famiglia, per ora non lo è.
Fa strano trovarmi sulla A1, c’è stato un tempo in cui congiungeva casa mia a casa mia; chiamare “casa” un posto è sapere dove fermare i piedi, averne due crea tensione che toglie equilibrio da sotto le piante. Ho i capelli più corti, ad ogni partenza lascio qualcosa, creo spazio. Ritrovo le strade nella mia memoria, sono l’unica cosa che rimane, il resto cambia o si distrugge: chiavi che aprono porte, macchine bianche, persone.. la sfiga o le scelte ci hanno messo del loro e ora non rimane niente di materiale a legarmi, solo ricordi.
Ci sono i posti “miei”: Principina a Mare, Roselle, via San Martino a Grosseto, entro senza esserci mai uscito, ogni volta con qualcosa di diverso nelle mani. L’atmosfera è da “C’è uno straniero in città” e sorrido a certi messaggi, la colt è un Moleskine e il proiettile è una penna rubata a un hotel, l’indice è pronto. Altre storie, le munizioni sono sempre le stesse. Poi tutto si mescola: i posti in cui ho dormito, mai gli stessi, una Focus che era armadio e salotto e camera da letto, tanta spiaggia da cui guardare albe e tramonti finchè il sole non lascia il posto, il metro quadro sotto l’ombrellone, le piazzole dell’Aurelia che mi hanno regalato riposo e il parcheggio di Pricipina, vero rifugio in cui aspettare il giorno nuovo, cibi semplici, tante parole scritte e lette, poche dette. Ho tenuto le parole chiuse in bocca che stessero a contatto col palato, me ne accorgevo quando facevo la spesa che salutare le commesse era un affare a cui non ero abituato, la voce non veniva. Sono rimasto tre giorni così, a leggere e fissare punti a caso, o facce, ad ascoltare. Non mi è venuto incontro nessuno che conoscevo, più che uno straniero mi sentivo un fantasma, un tronco sradicato come gli eucalipti bianchi che riposano sulla spiaggia dell’Uccellina.
Da morti ci si accorge di cosa conta davvero, in tanto deserto c’è una pista che si fa più nitida e si capisce al volo quando si ha finito di cercare. Mi sono infilato piano in acqua, mattino presto, la pelle del mare era liscia e calda, d’un verde trasparente. On the edge of the deep green sea. Ho camminato fino ad avere l’acqua all’ombelico e ho lasciato che le gambe cedessero. Flush. E’ stato il bagno più lungo di tutti, sale sul sale dei giorni scorsi, i capelli si scioglievano in mare. Mai una doccia, mai un profumo diverso, mai un orario che fosse deciso. Mai qualcuno con cui scendere a compromessi, con cui condividere a parte qualche bolla di sapone nella testa che non so, è ancora presto.

“Finora la mia presenza, c’era o non c’era, non spostava niente. Maria dice che io ci sto e così ecco qua, me ne accorgo pure io che ci sto.
Mi chiedo da solo: non me ne potevo accorgere per conto mio di esserci?
Pare di no. Pare chi ci voglia un’altra persona che avvisa.” – Erri de Luca, Montedidio

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2 Risposte

  1. Siamo abituati al viaggio “americano”, quello fatto di spazi sconfinati e strade interminabili. Eppure in spazi stretti come i nostri, ci sono veramente tantissimi luoghi. Bello.

    14 luglio 2012 alle 11:32

    • L’esotico attrae tutti, è molto più difficile saper vedere quello che abbiamo sotto casa. Che è poi un saper VIVERE, più che vedere e basta, ed è una capacità che va esercitata.

      15 luglio 2012 alle 11:04

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