"…è un modo di vivere." HCB

Babele

Solito giro da solo in centro a Modena dopo le piogge di questi giorni, sotto un cielo terso che era un peccato nascondere oltre un tetto.
Pensavo che sono proprio fatto a rovescio, di solito si fugge dalle città e si va in campagna a rilassarsi, io faccio il contrario. Ma la campagna è un andare in giro e trovarsi in qualunque momento in nessun posto, la città invece ha sempre un qui. Ha anche una dimensione verticale e i miei bisogni possono scegliere la direzione verso cui rivolgersi.
Pensavo a venerdì sera: un’inculata grossa da un vecchio amico, che più che il gesto brucia il come, e lo sbattone per risolverla limitando i danni.
Pensavo a sabato sera e a un litro di tripel belga smezzato.
Pensavo ai miei meccanismi di autodifesa, nascondo troppo bene le emozioni e nessuno si accorge mai di niente, non so se sia un bene. Ma meglio così che dover rendere conto di una giornata storta, tanto nessuno ci può fare niente e non ho mai voglia di parlarne. Bisogna solo che passi il momento, come un’onda di marea che se mi immergo fa meno male che prenderla di petto.
Pensavo al messaggio con cui mi sono svegliato: “bisogna che rivediamo i tuoi gusti in fatto di persone” e ha ragione, non so scegliere.
Pensavo che posso sempre contare sull’ironia, quella specie di judo interiore che prende per i polsi ogni affondo e lo trasforma in capriole, le rughe della fronte in zampe di gallina agli angoli degli occhi, della bocca, che mi fa ridere come un coglione in macchina al ritorno per cose di cui ci sarebbe da preoccuparsi, ma ne ho viste di peggio e anche stavolta diventeranno storie da raccontare.
Pensavo all’età emotiva delle persone, che suppongono di aver vissuto abbastanza per fare determinati passi ma non arrivano mai al succo, manca loro la saggezza che trattiene le cose che servono davvero.
Pensavo ai tanti difetti delle persone che però sono poca cosa di fronte alle loro qualità, che non devono dimostrare che sono proprio loro quel riflesso sullo specchio, che con gli altri usano lo stesso metro che usano con se stessi. Pensavo che alla fin fine della perfezione non me ne faccio di niente.
Pensavo di srotolare il tappeto rosso e lasciare aperta la porta di servizio perchè l’amore possa scegliere da che porta entrare, ma non lo so se è già il momento. Ho un puzzle al posto del cuore e non sono sicuro nemmeno che il puzzle sia solo uno.
Pensavo alla costruzione di un amore. Le canzoni mi fregano sempre.
Pensavo che non so più sognare come un tempo, mi piace avere la testa sporca di cielo ma con i piedi ben piantati a terra.

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7 Risposte

  1. Don(n)a

    Pensavo che siamo in tanti a pensare molto.Preferisco le persone pensanti.
    Buona giornata Francesco!

    17 ottobre 2012 alle 07:05

    • E’ quando il molto diventa troppo che iniziano i casini 🙂
      Buona giornata Donata!

      17 ottobre 2012 alle 11:22

      • Don(n)a

        ecchecasini…
        😀
        Donata…non mi chiamavano così dal secolo scorso!!!!

        17 ottobre 2012 alle 17:46

        • Non te lo volevo dire, ma “Francesco” lo sento solo dire quando un amico vuol fare il coglione tipo “Francesco sei pessimo!” 🙂

          17 ottobre 2012 alle 17:52

          • Don(n)a

            Abolito il Francesco per esteso allora 😉
            Il Donata però mi piace, mi ha fatto tornare adolescente a quando mio cognato mi chiamava così
            Buona serata Checco 😀

            17 ottobre 2012 alle 17:59

  2. “ma ne ho viste di peggio e anche stavolta diventeranno storie da raccontare.”
    Questa me la devo segnare..

    18 ottobre 2012 alle 09:13

    • E’ una cosa che faccio spesso quando sono in mezzo a un casino, penso sempre che nel giro di un giorno o di una settimana ne parlerò al passato, magari davanti a una birra e con il sorriso in faccia. Mettere un po’ di distanza dal problema fa bene a non farlo diventare più grande di quanto non sia.

      18 ottobre 2012 alle 11:45

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