"…è un modo di vivere." HCB

Di non bere petrolio alle tre

Dal finestrino abbassato entrano i profumi dell’estate, grilli, e una tonalità di buio più densa di quella attraverso il vetro, sarà che i lampioni generano del flare, sarà che uno strato in meno fa la differenza.
Vengo da una giornata pesa, di quelle che cominciano da una notte insonne e una giornata di shooting in cui non ricordo il numero di volte che ho cambiato set e ho concluso con un saggio di danza. Quando si dice che ci vuole passione credo intendano questo: cenare a mezzanotte con nachos da discount e una weiss media anzichè arrivare a casa quando tutti gli altri tornano dal lavoro, doccia e birrino in accappatoio sul cortile di casa.
A questo pensavo, e al concetto di tempo, quello che sfugge sempre, che non è mai lo stesso per tutti e alcuni si innamorano prima e non lo accettano ed è un casino, il tempo a passo di danza che bene o male seguo ma è un prenderci, poi arrivano due pezzi di Yann Tiersen e so già che mosse faranno le ballerine ed è tutto incredibilmente facile. Il tempo in cui ci si manda a cagare e non ci si cerca più, e non è psicologia femminile se poi quell’altra là torna solo per dire che ha scopato con un altro (e lo fa meglio di me) e altre cattiverie, che la lascio dire e le sue parole scritte sono sassi lanciati a una velocità minore rispetto alla mia corsa, e cadono dietro i miei talloni che io neanche mi preoccupo. Il tempo di arrivare per dormire da te e svegliarsi prima per tornare ai miei lavori, che parlare nel sonno è un modo molto carino per non farmi dormire anzichè star qui a scrivere stronzate. Il tempo di dire “beh io vado, ‘notte” che non ci vuole niente e allora sembra che non serva e invece fa la differenza. Il tempo di “Ahi Maria” di Rino Gaetano che non c’entra niente con questa giornata ma mi fa venire in mente un altro tempo in cui improvvisavo balletti in macchina e curriculum dati a chi non ha piacere ad assumere gente del nord che “chissàquantovuoidistipendio” e invettive contro i romagnoli che cianno un mare che fa caà ma intanto hanno una cultura del turismo da cui tutti dovrebbero imparare; certa gente merita di vivere nel suo, di tempo, che il medioevo e le sagre non sono rievocazioni storiche ma era il 2010 ad essere anacronistico. Poi arrivo alla fine con il formicolio all’indice destro dopo 3500 scatti in due ore e mezzo, un toc secco allo sterno e signore che chiedono dove possono comprare le foto, il tipo del teatro che mi impezza come l’altra volta e io che ho solo voglia di far su tutto e andare al mare e fregarmene del tempo, che al mare è tutto un po’ più lento e ne avrei bisogno ora che mi è scesa l’adrenalina della serata ed è meglio che mi metta giù, visto che domani è un altro giro di schiaffi. Intanto è partito Einaudi, parcheggio, passo al di là del vetro e schiaccio il campanello perchè ho dimenticato le chiavi di casa.
Beh io vado, buonanotte.

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