"…è un modo di vivere." HCB

San Luigi 2016

Parliamo di cifre.
– Sabato: 4 ore di sonno, matrimonio di 16 ore di cui 4 di viaggio
– Domenica: 6 ore di sonno, mattinata di postproduzione a pc e battesimo pomeridiano con rinfresco. Doccia e poi sagra fino all’una di notte.
– Lunedì: sveglia alle 6:30 per inaugurazione di mostra fotografica in Belle Arti a Firenze, ritorno ore 17:30, pennica di un’ora e sagra fino alle 23:30.
– Martedì: postproduzione mattutina, pranzo in famiglia, di nuovo postproduzione e rush finale in sagra dalle 18 alle 00:00

Che droga prendi per reggere questi ritmi?
Banane, albicocche e tre caffè al giorno.
La sagra è una di quelle cose che se le guardi con l’occhio dell’imprenditore non faresti mai: mesi di riunioni, giorni di preparazione e ore perse a disposizione per bassa manovalanza in cambio di una cena. Sempre se non finiscono le scorte.
E allora perchè lo fai? Sei scemo?
Lo faccio perchè è l’unico evento che mi dà un senso di appartenenza a qualcosa in cui mi riconosco.
Puoi avere il partito politico, il bar dove vai di solito, la squadra del cuore e tutto quello che vuoi, cambiano le facce, cambiano le persone, cambiano gli amici, gli amori, nel tempo sono cambiato anch’io e ho cambiato anche qualche vita, ma la sagra dà sempre un ritmo agli anni. Da nessuna parte fai la differenza come nella sagra del TUO paese. La sagra è la roba più di sinistra che ci sia, dò del tu a tutti e il dentista che ho di fronte mi racconta del suo concerto dell’88 in cui c’erano Cure, Kiss e Iron Maiden tra una “Paglia, mi fai un’ambrata? Anzi fanne due” e un “Fugghi siamo senza pancetta”.
Ci dò tutto quello che posso anche se chiedono sempre più di quanto posso dare. I primi anni mi incazzavo, adesso so che fa parte del gioco, basta dire di no e mantenere la posizione.
Gli altri anni stavo lì a smontare e mi piaceva un sacco tornare a piedi che quasi albeggiava, con le ultime stelle sulla testa e quella sensazione di stanchezza totale, di sensi svuotati e sudore e grassi vari e mani nere. Però domani ho un matrimonio di non so quante ore e non voglio rischiare di rimanerci a metà, che anche stasera ci ho dato che ci ho dato. Mi chiamavano lo spatolatore folle (Loris Batacchi docet).
Un anno l’ho fatto da semplice spettatore/mangiatore: mai più.
C’è una bella differenza tra essere attori o spettatori.
Gli attori fanno sempre la differenza, gli spettatori mai.

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