"…è un modo di vivere." HCB

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Faccio pensieri strani, faccio discorsi strani. Mi trovo a parlare delle stesse cose con persone molto diverse, alla fine parte quasi sempre un “wow” e ci chiediamo come siamo arrivati fin lì. Dovrei fare come quello scrittore famoso che si era dato la regola di riempire ogni sera un taccuino con gli avvenimenti del giorno in modo da acuire l’attenzione verso tutto ciò che succede, cavar fuori dettagli, le parole esatte.
Per i miei giorni non basterebbero dieci taccuini e non ho nemmeno il tempo di buttarli giù su un foglio. Dei momenti più importanti non ho nemmeno una foto. Bologna, Centro di Salute Mentale di Sassuolo, Casalgrande, Formigine, davanti alla portiera aperta della Logan, sul sedile di una Clio dalla capote decacadente, un tavolo per due in casa mia, all’Ortica e tutta via Mascarella, disinserendo allarmi di cui ho il codice.
Sono esausto, sono pieno, ho bisogno di staccare e svuotarmi, vedere tutto da lontano e vedermi nudo, lontano dalle luci.
Non so ancora tra Portogallo e Croazia. Non so ancora se da solo o con un nuovo amico.
Bologna è impressionante, ho già deciso per capodanno.

Mi son svegliato di notte con un formicolio alla parte sinistra del corpo, dai capelli alla pianta del piede; forse è ora di rallentare.
Stasera chiudo la mostra e domani ho l’ultimo matrimonio.

Sto cambiando.
Forse ho davvero preso il legno, è l’età di gesso.

“And who’d have thought tomorrow could be so strange?” – REM

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