"…è un modo di vivere." HCB

Lo Scarpettatore Solitario

Aveva attraversato il tortuoso deserto di mobili smontabili dell’Ikea e caricato le spalle con il sale da addolcitore del Leroy Merlin quando arrivò alla stamberga. C’era solo un’altro calesse, era in anticipo. Entrò.
Lo sguattero stava ancora lucidando i bicchieri, si guardarono, si riconobbero.
Quanto tempo. Ti chiamo la cuoca.
Grazie.
L’attesa, secondi che si muovevano come mosche su un vetro appannato.
Lo sguardo che seguì fu da manuale.
Non credevo venissi davvero.
Decido sempre tutto all’ultimo minuto, lo sai.
Vuoi sederti?
Ma prima di raggiungere il solito tavolo un altro sguardo alle botti della birra, tutte della Vecchia Orsa. Voleva qualcosa di forte e scelse la Black Ipa alla segale, una pinta che poi ne chiamerà un’altra. Un’altra attesa, il lungo viaggio e le fatiche gli avevano scaravoltato lo stomaco in bocca, un sapore guasto da lavar via prima possibile. Ingannò il tempo sfogliando un libro del ’65 che parlava di un viaggio in India, non era d’accordo sulla visione dell’autore e per questo non lo ripose sulla mensola. Lì era il libro che sceglie il lettore. Spazio Eco: non è un’abbreviazione di ecologico, è il suono che fa un grido in qualche posto ampio e vuoto, qualcosa di interno, che ha a che fare con grandi distanze.
Poi finalmente arrivò qualcuno dalla cucina: friggione di cipolle, chili con carne, tofu e barbabietola con semi di papavero, humus di pasta ai fagioli all’aglio, cacciatora di faraona scappata, sautè di cozze, pane fatto in casa. Si sentiva come in quel famoso film da cui poi prese l’idea, ma la sensazione durò un istante prima di dedicarsi a testa bassa a ciò che aveva davanti al naso. Un lavoro metodico, pulito, di passaggio di pane sulle pareti di vetro dei ciotolini. Ogni tanto arrivava la cuoca per tentare di distrarlo ma lui aveva un compito ed era implacabile.
Quando ebbe finito, brillava tutto di unta lucentezza. Si sentiva bene, fiero di aver portato a termine una così ardua missione. Fu allora che arrivò lo sguattero, ma mentre si complimentava sferrò un colpo basso: c’è ancora la fonduta di cioccolato al 72% con frutta e biscottini, vuoi che te la porti subito?
Lo Scarpettatore Solitario sentì la morte afferrargli il cuore (o forse era lo stomaco) e si maledisse per non aver saputo contare le cartucce nella pistola del suo avversario.
Ma indurì lo sguardo, strinse i denti e la forchetta e non indietreggiò. Lasciò lì solo un biscottino di pastafrolla che non avrebbe trovato spazio nè dritto nè di traverso.
Finì la serata con un Cynar, parlando con la sua vecchia amica (nel senso di vecchia quanto lui) che nel frattempo si era seduta al tavolo e sfidandola a sua volta alla prossima Fagiolata del Peone.
Un’altra mezzanotte di fuoco, un’altra tacca sul manico del cucchiaio di legno.
Tornò a casa affidandosi al suo destriero, un buco della cintura più in là, finchè l’Ovest non fu raggiunto e il bisogno di errare placato.

scarpettata

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...