"…è un modo di vivere." HCB

Il Natale 2016

Di solito il Natale mi prende male. Mi piace un casino l’atmosfera, mi piacciono meno gli obblighi che si porta dietro, tipo sentire quelle persone che non si sentono mai e far finta che sia un piacere rincontrarsi, o gli auguri per messaggio che ci metti mezza giornata a rispondere e potevi andare a fare una passeggiata e li facevi lo stesso ma con più piacere, o il tempo infinito passato a tavola a ingozzarsi, o sentirmi cantare “tanti auguri a te” battendo le mani per tenere il ritmo.
Quest’anno sono riuscito a pianificare una fuga in grande stile di ben due settimane. Non ci ho messo granchè, ho solo ricevuto gli inviti giusti nei locali giusti dalla gente giusta (forse non proprio il primo della lista ma neanche l’ultimo degli stronzi), per il resto ho riempito i buchi nel calendario.
E’ cominciata con un biglietto sotto la porta che ovviamente non ho capito, perchè c’ho quella testa lì. Poi l’ho aperta -la porta, non la testa- e ci ho trovato una badilata di mascarpone senza lattosio, una torta alle nocciole e un volo per Praga. Poi c’è stata una mostra di Ericailcane nello studio di Rol, un balletto russo da fotografare organizzato da Liudmila, un compleanno molto solitario come piace a me con passeggiata Casinalbo-Formigine in notturna sotto la pioggia, una cena alla Pantofla di Cervia che era un mio vecchio sogno, un aperitivo con gli amici di Maranello, una cena di carnazza con quelli della vecchia cumpa e un’altra con quelli delle superiori, un nocino al caffè di Fiorano, un pranzo della vigilia e un pomeriggio in radioantennauno e una cena a casa di Domme in cui ho capito perchè si è messo a fare il regista.

Gli unici momenti di calma sono state le mattine, passate in buona parte a covare sotto al piumone lottando contro le poche ore di sonno. Sono come i vecchi, dormo poco anche se ne avrei bisogno. Pensavo alle persone che ho perso per strada, a un passato che a raccontarlo a cena davanti a uno dei liquorini che autoproduco fa sempre un po’ effetto. Pensavo a quelle cose che credevo fondamentali e invece dopo qualche anno non mi ricordo più: l’indirizzo presso cui abitavo, le facce, com’era parlare con quella persona lì, farci l’amore, vivere quella vita così distante, stratificazione di altre vite facce ed esperienze. Persone che ho perso, altre che ho trovato, nuove famiglie a cui appartenere, e a conti fatti tutta quella mancanza è stata un’ottima base da cui ripartire. Ne valeva la pena. Sto leggendo Solo bagaglio a mano, è il libro giusto per queste feste. Ho l’ebook, lo ricomprerò di carta.
Non mi va però di fare dei bilanci, non mi va di fermare la giostra per analizzarla, mi basta pensare alle facce che ho avuto intorno in questi giorni per tener botta su questa strada che non so se sia giusta o sbagliata, ma è la mia.

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