"…è un modo di vivere." HCB

La radio della provincia

Una volta dovevo andare in radio a fare delle foto. Non stavo bene, avevo un debito di sonno importante e quei brividini tipici di chi cova l’influenza, però mi scocciava rimandare l’appuntamento perchè avevo proprio voglia di fare quel lavoro, aprire quella porta, entrare in quel mondo un po’ antico e anacronistico, ma molto umano.
La porta si è aperta e ho appoggiato la borsa fuori dai piedi. Una reflex e un obbiettivo, il 50L, più il 24L di appoggio che non si sa mai. Le presentazioni nel modenese fanno sempre scappar da ridere perchè bene o male ci si conosce tutti per sentito dire. Tu sei Gio, ah ho conosciuto la tua ragazza a un Postrivoro, pensa, è di Grosseto e anche io ci ho vissuto un paio d’anni. Un paio d’anni?! E ti sono rimasti dei lividi? E tu sei il Verde, Garrincha, giusto? Cazzo, siamo tutti famosi qui dentro! Mi salutano dal microfono, se sentite dei click clack la colpa è di Francesco Zeno Boni che è venuto a farci qualche foto, e fa sempre un certo effetto, molto, molto di più di un link condiviso o di cento like su Instagram che non servono a molto: questa è una fama di provincia buona per farsi offrire un bicchiere al bar. E’ una bella comodità, qui non si butta via niente. Vado bene così? Da dio, la luce è perfetta. Solo, appoggiati di più sullo schienale così prendi meglio la luce del lampadario e in faccia hai meno ombre. Ooook, prova a vedere se ti piaci. Questa.. questa.. anche questa. Dai, questa va bene. Perfetto.
Riappoggio la reflex e la porta si apre di nuovo, entra un fan con dei pasticcini. Si apparecchia in un attimo, faccio una scappata al famila a piedi a comprare del lambrusco d’accompagnamento, l’Hania scarta il suo dolce e il fan apre un cabaret di pasticcini veronesi, esoticissimi. Ci si racconta e salta fuori che lavora per un’azienda per cui ho lavorato in tempi alterni, sia come elettricista che come modello che come fotografo, e guarda caso non sono molto contenti del fotografo attuale. Mi puoi lasciare un contatto? E mi gongolo mentre porgo il biglietto da visita pensando a tutti questi ritorni nello stesso posto, che dopo Anversa avevo dovuto rinunciare per mantenere l’amicizia con Rol e pensavo fosse un capitolo chiuso, invece c’è la possibilità di rientrare dalla porta principale e in totale autonomia.
Poi cala la piomba e i divanetti grunge diventano incredibilmente comodi, qualcuno va verso casa ma prima c’è da affrontare il buio della provincia, che forse è un po’ anonima ma anche molto sottovalutata. In queste serate ci trovo tutto e mi sento immensamente ricco, di una ricchezza che non si quantifica in bigliettoni nel portafogli, ma in possibilità, in futuro in potenza.
Basta starci ben ficcati con i piedi e prima o poi le cose succedono.

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