"…è un modo di vivere." HCB

Disco Emilia

Son stato a Riaperture a Ferrara. Ho scoperto questa rassegna per caso dal blog di un fotografo che segue un’altra fotografa. Con i blog ho lo stesso rapporto che ho con le serie tv, non ce la faccio a essere costante, non li cago per settimane o mesi e poi leggo tutti gli articoli tutti d’un fiato. Faccio così per pigrizia, ma anche perchè mi piace il gioco di unire i puntini e vedere che evoluzione c’è stata nel tempo. Che cosa stanno inseguendo questi fotografi vip.
Ci sono andato di domenica, mi costa assai perchè non ho più l’età per fare doppia serata venerdì e sabato, ma ogni tanto la volontà vince. Sono stato ricompensato con una mostra su tutte, Disco Emilia, che avevo già visto allo Spazio Gerra. Sono foto fatte negli anni 70 e 80, ai tempi delle cattedrali del divertimento che qui in Emilia crescevano come funghi. Il nome che spicca su tutti è quello di Basilico a cui avevano commissionato il reportage, ieri invece c’era Hyena e l’ho agganciato per un parere di prima penna. In quest’epoca di notizie, i testimoni sono oro.

Lui c’era, e descriveva un mondo di persone che finalmente si liberavano, non c’erano i giudizi del mondo esterno, c’era la voglia di incontrarsi.
Adesso invece le ragazze si fanno selfie col telefonino e poi se le condividono tra loro. Chiedo se posso scattare anche io una foto ma dicono di no. Stessa risposta ai ragazzi che vorrebbero fare una foto assieme a loro. E’ una rete sempre più stretta, paradossalmente viviamo ovunque in qualsiasi momento e siamo altrove chi vorremmo essere, ma il qui ed ora è quasi un momento di serie B rispetto alla rete. Si è solo quando si è stati, il presente è solo in funzione del passato.
Mi lascia perplesso questa vita virtuale a discapito di quella… stavo per scrivere “reale”, ma è reale anche la vita virtuale.

E’ un’indagine in un ambito poco battuto, le discoteche non interessano al mondo culturale e i tg ne parlano solo quando succede qualche tragedia. Nemmeno io sono mai stato attratto da questo mondo, l’ho sempre pensato frivolo e superficiale, poco impegnativo e impegnato. Qualcuno mi ha anche detto che sono sprecato a battere quella pista, che preferisce i miei reportage in cui c’è più ciccia. In certi momenti l’ho pensato anch’io, ma sempre più spesso mi rendo conto che è come avere uno sgabellino privilegiato (con free drink) davanti alla migrazione di una bella fetta di mondo. Mi costa lasciare la presa per essere un po’ più riposato alla domenica mattina, e nel frattempo mi son fatto degli amici lì dentro, che ogni tanto mi chiedono un selfie ma ogni tanto ci troviamo anche in centro, o su una collina del parco Amendola.

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